Musica, amateurs, passione pura. Intervista ad Andrea Vizzini

di Maria Musti

Andrea Vizzini, 44enne pianista siciliano di nascita ma milanese di adozione, è il fondatore di PianoLink, associazione musicale di cui è oggi presidente e direttore artistico. Parlare con lui significa essere investiti da un entusiasmo trascinante, da una passione dettata dal desiderio di condividere la musica che ama e di creare connessioni tra le persone. Lo fa attraverso iniziative innovative, come la PianoLink International Amateurs Competition, concorso dedicato ai pianisti dilettanti ormai inserito stabilmente nel programma di Cremona Musica International Exhibitions and Festival. La competizione è strettamente connessa con un altro importante appuntamento targato PianoLink, il MiAmOr (Milano Amateurs & Orchestra) Music Festival.

Maestro Vizzini, vorrei partire dal nome scelto per la sua associazione, PianoLink, che suona come una vera e propria dichiarazione di intenti.

Lo è a tutti gli effetti. La filosofia che anima i nostri progetti è creare connessioni, nella convinzione che la musica possa e debba unire persone e contesti apparentemente diversi, ma accomunati dalla passione, come la pratica professionale ad alto livello e l’amatorialità. In realtà non c’è un muro tra loro: prima di dire che i grandi musicisti non vogliono avere niente a che fare con gli amatori, si potrebbe provare ad avvicinarli! Lo abbiamo fatto, ed è stata un’idea vincente, foriera di soddisfazioni e sorprese per entrambe le parti. Come afferma Roberto Prosseda, con cui condivido la direzione artistica del concorso, gli amatori stupiscono per la grande passione pura che li anima, scevra da tutti i meccanismi che intervengono quando si fa della musica la propria professione.

Non a caso siete entrambi musicisti molto propositivi e originali, nonché grandi comunicatori.

Tra di noi c’è una bella sinergia. Ci prendiamo in giro perché a volte gli scrivo mail a qualunque ora della notte, e lui mi risponde subito perché sta ancora lavorando! È un vulcano, una persona molto entusiasta e carismatica: sa cosa vuol dire lavorare ad alto livello e coinvolgere chi gli è accanto. Una sua dote, molto rara, è la generosità: mi ha presentato tantissime persone che hanno portato del valore aggiunto ai nostri progetti congiunti, e a me stesso come artista.

Come è nata l’idea di questo concorso?

Proprio ascoltando alcuni miei allievi amatori, bravissimi. Mi dissi che dovevano pur esserci delle opportunità per metterli alla prova e dare loro il giusto riconoscimento. Ragionai in grande, preparandoli anche a eseguire concerti con l’orchestra. Ognuno di loro svolge la sua professione e si gode la musica senza contaminazioni, raggiungendo livelli esecutivi incredibili.

E così nasce la PianoLink International Amateurs Competition, che troviamo come appuntamento fisso nella programmazione di Cremona Musica.

L’ho avviato nel 2015, incrociandolo con il primo grande progetto di PianoLink, il MiAmOr Music Festival. Volevo creare qualcosa di grande spessore, un contesto di prim’ordine, efficiente, in cui l’organizzazione fosse sempre presente per i concorrenti, li aiutasse ad organizzare viaggio e soggiorno, offrisse pianoforti per studiare. La prima condizione indispensabile era la giuria, che ho voluto di altissimo livello, degna di un concorso pianistico internazionale. Quest’anno il presidente di giuria è stato Boris Petrushansky, in precedenti edizioni c’erano Romanovsky, Campanella, Bahrami, Nosè.

Un evento di grande complessità organizzativa, dunque.

Preziosa e fondamentale è la sinergia tra Cremona Musica, PianoLink e Bosendorfer/Yamaha: sono grato ai miei due partner, con cui formo una squadra vincente. Dallo scorso anno la finale si tiene nella prestigiosa cornice del Teatro Ponchielli: vincitori di questa edizione sono stati Cristina De Compadri e Michele Perego (Italia), Michael Slavin (USA), Sho Yamasaki (Giappone) e Din Zohar (Israele).

Il concorso si lega a un altro progetto di PianoLink. Vuole parlarcene?

Dal 2015 organizziamo il MiAmOr Music Festival, collegato al concorso: pianisti amatori si esibiscono con un’orchestra sinfonica professionale, in brani anche molto complessi come i concerti di Rachmaninoff, che difficilmente vengono associati alla figura di un pianista non professionista.

Lei è anche creatore di un concept che è addirittura un marchio registrato, il Silent Wifi Concert. Come ha maturato l’idea?

Anni fa partecipai ad un bando del comune di Milano per l’assegnazione di alcuni spazi, ero alla ricerca di una sede per PianoLink. Essendo tutti all’interno di condomini, presentai il progetto di una sala da concerto “silenziosa” e cominciai a informarmi su quali fossero le tecnologie che permettessero di far musica dal vivo in cuffia. Affittai 30 cuffie e azzardai il primo esperimento di realizzazione all’interno dell’edizione 2015 di Piano City Milano. Chiamai l’evento Silent Wifi Concert di notte. Fu un successo clamoroso, i posti disponibili andarono esauriti in pochissimo tempo e si arrivò alla cifra record di 350 prenotazioni. Affittai altre 30 cuffie e le persone ascoltarono il concerto dall’esterno, perché la sala era molto piccola. Lì ho capito la potenzialità dell’idea e l’ho proposta alla Yamaha, che l’ha apprezzata al punto da farla diventare un evento “Yamaha Europa”.

Da lì gli appuntamenti si sono moltiplicati.

Ho portato questo concerto in luoghi bellissimi, come il Louvre [nella foto], il Monte Bianco, la Valle dei Templi, il Vittoriale – dove è stato raggiunto il record di 4000 persone presenti contemporaneamente. Si tratta di un’esperienza, più che di un concerto, e via via l’ho declinata a misura del pubblico alternando musica e poesia, con un filo conduttore che solitamente è la notte. Spesso coinvolgiamo anche un pittore. Queste tre arti viaggiano insieme e accompagnano l’ascoltatore, che con le cuffie porta la poesia e la musica con sé e ammira anche la bellezza dell’ambiente circostante. L’aspetto per me più gratificante di questo evento è il fatto di non aver mai rinunciato alla mia natura di pianista classico, al repertorio che amo, mentre il pubblico è “trasversale”: ci sono persone più mature e anche tantissimi giovani, ragazzi che a fine concerto vengono a dirmi «non credevo che la musica classica fosse questo, pensavo fosse noiosa e invece è bellissima».

Quale tecnologia usa per realizzare il progetto?

Un pianoforte Yamaha Silent e delle cuffie wifi. Nient’altro.

Con PianoLink ha realizzato anche progetti di grande spessore sociale.

Sono particolarmente orgoglioso di “Invito a Opera”, dove Opera è il carcere di Milano. Abbiamo coinvolto 20 detenuti, che impararono i Carmina Burana di Carl Orff, con prove di 3 ore per due giorni alla settimana. Tutto questo fu possibile grazie all’illuminato direttore del penitenziario, che ci diede il permesso di farli esibire in contesti importanti della scena cittadina come il Piccolo Teatro Grassi e il Castello Sforzesco. Fu un progetto molto faticoso anche per via delle necessarie formalità burocratiche, ma mi piacerebbe moltissimo poterlo ripetere.

Cosa c’è nel futuro di Andrea Vizzini e di PianoLink?

Posso annunciare con grande gioia che presto avremo i nostri studi a Milano, una sede che sarà ossigeno per i prossimi progetti. Il nostro obiettivo, scritto anche nel nostro statuto, resta quello di mettere in contatto le persone tra loro e rendere l’alta formazione accessibile a tutti. Grazie alla partnership con Yamaha stiamo realizzando un progetto gratuito rivolto agli studenti, “Master contest”, che unisce masterclass e competizione; ogni anno è dedicato a uno strumento diverso, il 2023 è la volta del clarinetto. Nel 2024 festeggeremo invece il decennale dell’associazione, e vorremmo farlo attraverso un concerto che coinvolgerà gli amici di PianoLink e che speriamo resti a lungo nelle menti e nei cuori di tutti.

[nella foto: Andrea Vizzini al Museo del Louvre di Parigi per lo spettacolo Silent Wifi Concert]

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