Alla riscoperta della diversità …luci e ombre nella Fantasia in re minore di Mozart

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Lezione-concerto di Giovanna Fabiano e Valerie Wellington Su fortepiani McNulty, copie di strumenti Walter e Graf Eseguire la musica sugli
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Lezione-concerto di Giovanna Fabiano e Valerie Wellington
Su fortepiani McNulty, copie di strumenti Walter e Graf
Eseguire la musica sugli strumenti per i quali fu originariamente concepita permette di riscoprire l’equilibrio timbrico, la trasparenza e il carattere sonoro immaginati dal compositore. Il compito dell’interprete, tuttavia, non si esaurisce nell’utilizzo di uno strumento originale o di una sua fedele copia. È sufficiente eseguire correttamente la notazione riportata in partitura per trasmettere il pensiero e il messaggio del compositore?
La distanza tra la libera discorsività della musica e la sua rappresentazione grafica ha sollevato interrogativi in ogni epoca. La prassi storicamente informata non è più prerogativa esclusiva della musica antica, ma si estende sempre più anche ai repertori successivi, offrendo approcci e chiavi di lettura capaci di trasformare i segni fissati sulla pagina in un linguaggio musicale vivo. Per citare Quantz, la bellezza della musica può consistere «nella diversità e non nell’eguaglianza e rassomiglianza».
Questa affermazione può essere applicata anche al suono del fortepiano. A differenza del pianoforte moderno, concepito per ottenere la maggiore uniformità possibile lungo tutta l’estensione della tastiera, il fortepiano muta colore passando dal registro grave a quello acuto, quasi come avviene nei diversi registri della voce umana. Questa diversità, caratteristica degli strumenti viennesi, era considerata un pregio: tanto Mozart quanto Beethoven sfruttarono consapevolmente le differenti qualità timbriche e dinamiche dei registri, creando suggestivi contrasti di luce e ombra.
Wolfgang Amadeus Mozart (1756–1791)
Fantasia in re minore, K. 397
Valerie Wellington, fortepiano McNulty copia di Walter
Ludwig van Beethoven (1770–1827)
Vivace, ma non troppo, dalla Sonata n. 30 in mi maggiore, op. 109
Valerie Wellington, fortepiano McNulty copia di Graf
Time
Location
Sala Amati