di Annarita Garganese
Con circa 1.100 studenti, 166 docenti e 126 corsi attivi, il Conservatorio “Giuseppe Martucci” di Salerno è una delle maggiori istituzioni italiane dell’Alta Formazione Musicale. Lo dirige Fulvio Artiano, classe 1973, violinista dalla solida cultura filosofica e con un’intensa esperienza concertistica, che abbiamo incontrato in occasione della partecipazione del Conservatorio a Cremona Musica Expo and Festival.
Direttore, che cosa caratterizza oggi il “Martucci” nel panorama nazionale?
Innanzitutto la completezza e la qualità dell’offerta formativa. Il nostro Conservatorio propone esclusivamente percorsi accademici, articolati in trienni, magistrali e master, e partecipa inoltre a un dottorato di ricerca di interesse nazionale. Nell’ultimo anno abbiamo realizzato oltre cento iniziative, diciassette delle quali all’estero facendo fruttare gli oltre ottanta accordi internazionali. L’offerta didattica è arricchita da un’intensa produzione artistica e scientifica.
In che modo la varietà dei percorsi formativi e la produzione artistica concorrono alla formazione degli studenti?
La pluralità dei percorsi è uno dei caratteri fondamentali del “Martucci”. Abbiamo un coro pop a cappella, il cui repertorio si estende dalle antiche laudi e villanelle alla canzone contemporanea, oltre a un’orchestra di fiati, gruppi d’archi, ensemble di musica antica e formazioni jazz e pop. Vogliamo offrire agli studenti esperienze diverse, mantenendo sempre elevata la qualità della preparazione.
Un esempio è l’inaugurazione dell’anno accademico: più che di un concerto celebrativo si tratta di una vera e propria opera lirica inserita nella programmazione del Teatro Verdi di Salerno. Orchestra, coro e ruoli solistici sono costituiti quasi interamente da allievi selezionati secondo criteri professionali. La messa in scena di opere come Suor Angelica, Cavalleria rusticana e L’elisir d’amore trasformano lo studio in un’esperienza reale di palcoscenico. Da una di queste produzioni è nato il rapporto con la Hamburger Symphoniker, che ha coinvolto alcuni giovani musicisti in un concerto trasmesso da ARTE, canale televisivo culturale di respiro europeo, e in uno specifico programma di preparazione alle audizioni in Germania.
Quali esperienze rappresentano meglio la dimensione internazionale del “Martucci”?
Le collaborazioni ci hanno condotto da Helsinki a Tallinn, da Baku alla Turchia e alla Bulgaria. Pianisti ed ensemble del Conservatorio hanno partecipato al Martha Argerich Festival, in un cartellone che comprendeva oltre alla grande pianista argentina anche Maxim Vengerov e Lilya Zilberstein. La nostra orchestra ha collaborato con Jessica Pratt, mentre Amii Stewart è stata ospite del Festival Jazz e Pop. Queste esperienze offrono agli studenti un confronto diretto con il mondo professionale e fanno dell’internazionalizzazione un autentico percorso di crescita artistica e formativa.
Il “Martucci” mette anche al centro della sua offerta formativa l’attività scientifica, partecipando a un dottorato nazionale ed essendo capofila di un PRIN sul rapporto fra intelligenza artificiale, creatività artistica ed etica sociale, insieme all’Accademia di Belle Arti di Napoli e all’ISIA di Roma. Si aggiungono i progetti con l’Estonian Academy of Music and Theatre e la Baku Academy of Music e la pubblicazione, in due volumi, per LIM, nota casa editrice di ambito musicologico, di BridgingTradition in cui si indaga il rapporto tra memoria, identità culturale e innovazione musicale in una prospettiva transnazionale. In meno di tre anni abbiamo intercettato quasi cinquecentomila euro per la ricerca.
Cremona Musica mette in contatto gli studenti con gli interpreti, i liutai, gli editori, le nuove tecnologie e le imprese. Come si trasforma, oggi, il talento in una professione sostenibile?
Il primo elemento resta la qualità. Quando formazione, produzione e ricerca sono condotte con rigore, diventa più concreto anche l’accesso al lavoro. Occorre però fornire agli studenti strumenti specifici: dalla preparazione delle audizioni orchestrali alle nuove tecnologie, fino alle professioni legate ai media digitali.
Che cosa avete presentato a Cremona Musica e quale valore ha assunto per voi la partecipazione a questa manifestazione?
Abbiamo partecipato alla fiera con giovani pianisti, alcune formazioni strumentali e uno spazio dedicato ai dipartimenti. La manifestazione ha rappresentato, per noi, un’importante occasione di dialogo tra le istituzioni formative e la filiera musicale.
È in questo equilibrio tra memoria e futuro che il “Martucci” riconosce la propria vocazione: trasmettere una tradizione, affidandola a musicisti capaci di rinnovarla e di trasformarla in professione.















