di Annarita Garganese
Nel cuore storico di Novara, l’ex Collegio Gallarini ospita, oggi, il Conservatorio “Guido Cantelli”, una realtà raccolta ma aperta al mondo. Intitolato al grande direttore d’orchestra novarese, si distingue per l’ampia offerta di percorsi formativi e una produzione artistica in dialogo con la città. Ne parliamo con la direttrice, Alessandra Aina, novarese, pianista e musicista di consolidata esperienza internazionale che guida il Cantelli dal 2023 e il dottor Roberto Conti, funzionario di produzione artistico-coreutica e musicale.
Direttrice, ci racconta brevemente il Conservatorio? Quali sono le sue principali caratteristiche?
La posizione geografica è uno dei nostri punti di forza: siamo facilmente raggiungibili e la vicinanza a Milano e Torino ci stimola a trovare un equilibrio per emergere rispetto a queste grandi realtà. Il Cantelli conta circa quattrocento studenti, un numero che favorisce attenzione al singolo e qualità. Il legame con la comunità è forte, grazie alla collaborazione con il Teatro Coccia e a una produzione concertistica che ha reso il nostro Auditorium un riferimento cittadino.
Quali sono oggi gli aspetti che rendono unico il vostro Conservatorio nel panorama dell’alta formazione musicale italiana?
La musica antica è uno dei nostri ambiti più caratterizzanti. Il festival e le Settimane di musiche barocche intrecciano concerti, masterclass e studio della prassi esecutiva storicamente informata, con docenti e interpreti internazionali.
Un’altra eccellenza è rappresentata dal Festival Fiati, giunto alla ventitreesima edizione. Tra gli ex allievi in questo settore ricordiamo Federico Altare, flautista, vincitore nel 2026 del Carl Nielsen International Competition, e Francesco Guggiola, primo ottavino dell’Orchestra e della Filarmonica del Teatro alla Scala.
È cresciuto anche il settore pianistico, con le sue sette classi e il PiaNovara Festival. L’edizione 2026 ospiterà una masterclass di Oliver Kern e il Concorso pianistico internazionale “Sergio Fiorentino”, con già 55 iscritti da 17 Paesi.
Dottor Conti, cosa porterete a Cremona Musica quest’anno?
Presenteremo il nostro cartellone annuale che conta circa cento appuntamenti tra concerti, festival, seminari e masterclass. A Cremona saranno presenti un giovane chitarrista e compositore, un quartetto di clarinetti e un duo pianoforte-violoncello: saranno gli studenti a testimoniare, con le loro esecuzioni, una realtà formativa di eccellenza.
Quali strumenti state mettendo in campo per favorire l’inserimento professionale dei vostri studenti?
Collaboriamo con scuole, teatri e istituzioni culturali. Gli studenti di didattica musicale svolgono attività di avviamento alla ritmica e allo strumento; altri partecipano alle produzioni del Teatro Coccia. Lo scorso 4 marzo, gli studenti del Cantelli sono stati diretti da Riccardo Muti nell’esecuzione della sinfonia “Incompiuta” di Schubert. È stata un’esperienza straordinaria!
Come sta cambiando la formazione musicale superiore? Quali nuove competenze ritenete indispensabili per il musicista del nostro tempo?
Oggi non basta padroneggiare lo strumento. Un musicista deve saper registrare, produrre un video professionale, utilizzare gli strumenti digitali ed essere imprenditore di sé stesso. Per questo investiamo nella composizione elettroacustica, nella tecnica del suono e nella ricerca sull’intelligenza artificiale, da affrontare con competenza e senso critico.
Come immaginate il conservatorio del futuro e quali sfide ritenete essere più importanti per il sistema AFAM nei prossimi anni?
La nostra visione punta ad un conservatorio aperto, internazionale e sostenuto dalle istituzioni, con spazi adeguati alla didattica e alla produzione. La formazione deve preparare alla professione e alla responsabilità sociale. I nostri studenti suonano regolarmente nel reparto di cure palliative dell’Ospedale Maggiore e presso l’Istituto per anziani “De Pagave”. Questa esperienza mostra come la musica possa diventare cura, servizio e presenza nella comunità, confermando la sua funzione più alta: generare bellezza e trasformarla in bene condiviso.














