Di Sebastiana Ierna
Il Conservatorio di Musica “Santa Cecilia” di Roma è un prestigioso Istituto di Alta Formazione Musicale. Opera in ambito nazionale e internazionale, svolgendo un attento lavoro di divulgazione, formazione, produzione musicale e ricerca. Dal 2010 è attivo al suo interno il corso di liuteria con un accurato laboratorio, il cui responsabile e curatore è Mauro Fabretti. Abbiamo incontrato lui e il direttore del Conservatorio, Franco Antonio Mirenzi, in occasione della prima partecipazione del “Santa Cecilia” a Cremona Musica 2026.
Per la prima volta la kermesse cremonese apre le porte ai Conservatori italiani. In quale veste potremo ammirarvi?
F.A.Mirenzi: La nostra presenza viene dalla necessità di confronto in una prestigiosa e riconosciuta sede per le attività di liuteria, desiderosi di portare in questo settore il nostro contributo. Per questo motivo ho accolto l’invito del Maestro Fabretti a partecipare a questo evento, molto importante per noi.
M.Fabretti: saremo presenti con il nostro stand 12 bis dal 2 al 4 ottobre, insieme ad altri conservatori e scuole di liuteria italiane ed estere, ed esporremo gli strumenti che realizziamo nel nostro laboratorio. Il corso di liuteria fa parte del percorso di studi come materia scelta dagli studenti, per approfondire le conoscenze sugli strumenti che poi andranno a suonare.
Quale aspetto contraddistingue maggiormente il vostro laboratorio?
F.A.Mirenzi: Gli strumenti ad arco, oltre a essere costruiti, vengono messi a disposizione dei nostri studenti e di coloro i quali materialmente li hanno creati. C’è una possibilità di acquisto a prezzo di costo, pagando il materiale. Il laboratorio è anche attivo sul territorio in progetti che accolgono persone con disabilità e che hanno bisogno di attività pratiche per migliorare il loro stato mentale. Abbiamo accordi con la regione Lazio, che ci sostiene in questa nostra missione di grande spessore sociale e umano.
Cosa sarà possibile ammirare al vostro stand?
M.Fabretti: Oltre ai nostri strumenti, daremo spiegazioni sui nostri corsi e sulle attività di restauro che svolgiamo. Ci occupiamo anche della manutenzione degli strumenti di proprietà del Conservatorio e di chi suona in orchestra: basti pensare ai contrabbassi e alla grande cura che necessitano.
Come vedete il futuro del vostro laboratorio?
M.Fabretti: Personalmente mi immagino un triennio universitario, affinchè si possa dare una giusta collocazione all’operato del liutaio nel mondo del lavoro. Una laurea triennale con una specializzazione in restauro sarebbe ideale.
F.A.Mirenzi: Io sono d’accordo e devo ammettere che il percorso è complicato, in quanto mancano tutt’oggi all’interno dell’istituzione AFAM i settori disciplinari a cui far riferimento per questo tipo di attività. L’Università di Pavia, per esempio, ha un corso di restauro. Ragion per cui, con il massimo impegno e il tempo, speriamo di poter riuscire nel nostro intento.
Essere a Cremona per la prima volta in veste di Conservatorio ha un particolare significato per voi?
F.A.Mirenzi: Riconosciamo in Cremona un luogo fondamentale per la liuteria, ed essere presenti in questa realtà può accrescere ancor di più le nostre competenze. Inoltre, sono affezionato all’attività della missione sociale, perché abbiamo avuto risultati molto positivi con i soggetti più sensibili. Condividere la nostra testimonianza è fondamentale.
M.Fabretti: Abbiamo corsisti con la sindrome di Asperger, che hanno già costruito il loro quarto o quinto strumento. È un grande traguardo per noi! Loro, con gli altri corsisti, formano una grande famiglia, un luogo sicuro, in cui l’inclusione è alla base di un vivere armonioso.















