Da venerdì 02 a domenica 04 ottobre 2026, Fiera di Cremona

Tutta l’umanità della musica. Intervista alla pianista Francesca Antonucci

di Monica Argentino

In questa edizione Cremona Musica Exhibitions and Festival ospiterà, nell’ambito del Fazioli Piano Festival, l’integrale dei concerti per pianoforte e orchestra di Fryderyk Chopin in una versione insolita: pianoforte e quintetto d’archi. Tra i protagonisti la giovane pianista Francesca Antonucci, nata a Senlis (Francia) nel 2004. Avvicinatasi al pianoforte all’età di cinque anni, oggi prosegue la sua formazione con Roberto Prosseda al Conservatorio di Rovigo. Vincitrice di numerosi concorsi nazionali e internazionali – tra cui l’Oltregiogo Piano Competition, dove si è distinta con il premio speciale per la migliore esecuzione di Chopin – presenterà il Concerto n. 2 in fa minore op. 21 del compositore polacco in Sala Zelioli Lanzini alle 15.30.

Pur giovanissima, lei ha già una carriera avviata. Quando ha capito che il pianoforte sarebbe stata la sua vita?

Ho iniziato a studiarlo a cinque anni. All’inizio non immaginavo che sarebbe diventato il centro della mia vita. L’ho vissuto tra disciplina e fatica, ma dentro di me riconoscevo che la musica mi emozionava in un modo unico, come niente altro sapeva fare. La vera decisione di farne la mia strada è arrivata a diciotto anni, alla fine del liceo: in quel momento di cambiamento, con davanti uno spazio bianco da riempire, mi sono resa conto con chiarezza che il mio posto era nel mondo della musica.

A Cremona eseguirà il Concerto n. 2 di Chopin, nella versione per pianoforte e quintetto d’archi. Come cambia il suo approccio interpretativo?

La versione per quintetto è più intima e offre un’esperienza diversa rispetto a quella per orchestra: ogni strumento assume un ruolo quasi narrativo, dialogando con gli altri e con il pianoforte, rendendo l’esecuzione più viva e sorprendente. Ogni intervento contribuisce a costruire la storia che vogliamo raccontare insieme al pubblico. È un approccio che mi stimola e incuriosisce, e sono certa che anche l’ascoltatore potrà cogliere nuovi particolari rispetto alla versione orchestrale.

Se il pubblico potesse portare a casa un’emozione o un pensiero dopo un suo concerto, quale messaggio vorrebbe comunicare?

Mi piacerebbe trasmettere un senso di resilienza e umanità, ciò che per me rappresenta quest’arte: uno sguardo oltre il quotidiano, un invito a rivalutare le cose. È difficile descrivere tali sensazioni a parole, perché la musica parla un linguaggio proprio, capace di raggiungere direttamente il cuore. Per questo credo nell’importanza dell’educazione musicalee nell’avvicinare i più giovani a questa tradizione: un patrimonio culturale e una ricchezza che non possiamo perdere.

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