di Maria Musti
Padovana, classe 1992, Leonora Armellini è tra i talenti più raffinati del pianismo italiano. Figlia d’arte, inizia lo studio del pianoforte a quattro anni con Laura Palmieri, allieva di Arturo Benedetti Michelangeli, che le trasmette insieme rigore e amore per la musica. A dodici è già diplomata, a tredici vince il Premio Venezia, a quattordici incide il suo primo CD, con musiche di Fryderyk Chopin. Da allora la sua carriera è stata un crescendo continuo, culminato con uno storico quinto posto alla XVIII edizione del Concorso Pianistico Internazionale Chopin di Varsavia nel 2021: è la prima donna italiana ad aver raggiunto i vertici di quella che è unanimemente considerata la più importante competizione pianistica al mondo. Nel 2010, in una precedente edizione dello stesso concorso, si era invece aggiudicata il premio speciale Janina Nawrocka per la sua “straordinaria musicalità e la bellezza del suono”. L’abbiamo incontrata a Cremona Musica International Exhibitions and Festival 2025, dove ha presentato il suo ultimo CD, dedicato a musiche di Johannes Brahms: inciso insieme alla violista Anna Serova, è stato allegato alla rivista Amadeus di settembre. La sua voce argentina e gentile rivela lo stesso slancio appassionato che emerge quando è seduta al pianoforte.
Accanto alla sua importante carriera da solista è anche molto attiva come camerista. Come armonizza queste due facce del suo essere musicista?
Il solismo consente libertà e indipendenza, regala enormi soddisfazioni, ma ha come contraltare la solitudine. Amo il confronto, farmi ispirare dalle idee di altri musicisti, partecipare a un ricchissimo dialogo tra strumenti. L’interpretazione di un brano è un processo che richiede tempo e dedizione, ed è bello condividere questa responsabilità con qualcuno. Lo studio del repertorio cameristico mi ha insegnato molte cose, tra cui saper godere appieno dei silenzi, delle pause nella musica.
Ha un legame speciale con la musica di Chopin. C’è qualche altro compositore che sente particolarmente vicino alla sua sensibilità artistica?
Ci sono autori che sono parte della mia vita da sempre. Negli ultimi tempi ho suonato moltissimo Prokofiev, ma quella con Chopin è l’affinità più profonda, che mi accompagna da quando ero bambina. È un legame che non si è mai interrotto, un dialogo continuo: lo definirei il “lavoro della vita”. Quando lo suono, mi sento come se mi sedessi sul divano dello psicologo: ti costringe a guardarti dentro, a fare i conti con te stessa, con le emozioni più intime. Sento una forte connessione anche con Beethoven. In passato ho affrontato molte sue sonate, quasi tutti i concerti, sempre provando una sorta di timore reverenziale. D’altronde, la mia storia personale è legata a doppio filo a lui: i miei genitori si sono conosciuti grazie a un evento beethoveniano, mio fratello si chiama Ludovico e io Leonora, come la protagonista del Fidelio. È come se fosse parte della mia identità, della mia famiglia.
Ci racconti come è nato questo CD brahmsiano.
Brahms rappresenta una delle vette assolute della musica cameristica. Ho affrontato praticamente tutto il suo repertorio per pianoforte e strumento: sonate, trii, quartetti… È un linguaggio che dà enorme soddisfazione, perché richiede partecipazione totale. Con Anna Serova ho avuto l’opportunità di cimentarmi per la prima volta con le sonate per viola, ed è stata un’esperienza meravigliosa: è una musicista raffinata, con un suono caldo e profondo e un’altissima sensibilità nella gestione della frase. Siamo felici di aver presentato questo progetto a Cremona Musica e continueremo a suonare insieme. Stiamo già preparando i prossimi concerti!
Foto credit: Lodovica Barbieri















