Chopin: tradizione e contaminazione. Intervista a Sergio Baietta e Filippo Lugnan

di Maria Musti

L’incontro di due percorsi capaci di dar vita a un progetto unico, e di rileggere un autore sul quale si pensa che tutto sia già stato detto. Così i due brillanti pianisti italiani Sergio Baietta (48enne di Verona) e Filippo Lugnan (23 anni, di Grado), frequentando il master del Conservatorio di Rovigo Play and Rec ideato da Roberto Prosseda, hanno scoperto che le loro proposte di studio e incisione funzionavano benissimo se messe a confronto, o addirittura “intrecciate” in un’unica performance. Da questa intuizione è nato il concerto inserito nella programmazione di Cremona Musica International Exhibitions and Festival: Etudes d’après Chopin. Una contaminazione tra gli studi del virtuoso polacco – eseguiti da Lugnan – e la loro “rivisitazione” operata da Baietta, direttore d’orchestra e compositore, oltre che pianista. Li abbiamo incontrati subito dopo il loro concerto, seguito da un folto pubblico, incuriosito dalla novità della proposta.

Filippo, come mai ha scelto di affrontare proprio uno degli scogli più temuti e battuti del repertorio pianistico, i 24 Studi di Fryderyk Chopin?

Perché li amo da sempre, sognavo di eseguirli, e li trovo per certi versi vicini al mio carattere, così estrosi ed energici. Una connessione notata anche dallo stesso Prosseda, che mi ha incoraggiato ad approfondirli.

Sergio, il suo rapporto con questo caposaldo del repertorio?

Potremmo guardare a questi Studi come alla Bibbia dei pianisti. Anch’io li amo, e da bambino mi dicevo che un giorno li avrei suonati: infatti li ho studiati con grande attenzione e dedizione. Alcuni anni fa ebbi l’idea di arrangiarne uno mescolando Chopin e un tema della colonna sonora di Guerre stellari, di John Williams: il risultato, che postai sui social, ottenne un successo inaspettato. Ebbe moltissime condivisioni, anche da parte di profili con 100mila follower. Così ne arrangiai un secondo, e poi un terzo. Alla fine arrivai ad averne quattro, che erano quelli che mi sembrava si combinassero meglio con i temi che mi avevano riportato alla mente. Al master proposi varie idee a Prosseda, ma nessuna lo convinse; mi chiese di fargli ascoltare i miei arrangiamenti. Gli piacquero, e quindi mi lanciò l’idea di completare l’opera…tutti e 24 gli studi!

Un lavoro imponente!

Devo dire che all’inizio l’idea mi preoccupò, non sapevo se sarei stato in grado di realizzare qualcosa di convincente sull’intero corpus. Ma alla fine accettai la sfida. Il mio progetto per il master divenne quindi “Gli studi di Chopin-Baietta”. È stato faticoso, ma allo stesso tempo molto divertente: ho creato una versione aggiornata dei capolavori chopiniani, mescolando la scrittura originaria con melodie tratte dalla musica leggera, da colonne sonore di film…

L’aspetto interessante, Sergio, è che questi temi si incuneano benissimo nell’originale, quasi di soppiatto, vengono fuori e poi scompaiono, per poi riemergere.

Li ho trattati come dei giochi musicali, volevo proprio che non si distinguesse dove termina Chopin e dove inizia il mio intervento: miravo a creare un corto circuito tra lo spunto innovativo e il brano originale – come è solito fare il pianista jazz Stefano Bollani – per divertire, affascinare, e anche un po’ destabilizzare l’ascoltatore.

Da dove ha tratto gli spunti?

Alcuni studi mi sembravano più adatti a una sorta di viaggio nel tempo, e quindi li ho “retrodatati” realizzandoli in stile bachiano, o postdatati rendendoli ragtime; per altri ho colto gli spunti ritmici, di tonalità, che mi hanno portato a inserirvi canzoni famose come Besame Mucho, il tema di Star Wars… In alcuni, invece, coesistono più momenti storici. Devo ringraziare i maestri Pompili e Prosseda che, oltre a spronarmi, hanno lavorato insieme a me per decidere le possibilità di modifica. Ne abbiamo discusso a tavolino per due ore, ma il tutto è stato un work in progress, perché a lezione mi venivano proposte delle ulteriori possibili soluzioni, e quindi il lavoro creativo riprendeva.

Ha altri progetti di questo tipo?

Per ora no. Ho scritto Per Elisa reverse – “capovolgendo” il celebre brano di Beethovene l’ho pubblicato in rete. Il brano è stato ascoltato da un’agenzia cinematografica, che stava preparando un film su un attentato terroristico a Bruxelles: hanno ritenuto che il mio pezzo desse proprio la sensazione di smarrimento che stavano cercando, lo hanno acquistato e inserito nella colonna sonora.

A proposito di studi chopiniani trascritti, Filippo, che ne pensa di cimentarsi con quelli di Leopold Godowsky, un’altra elaborazione sui generis, estremamente intricata?

Sarebbe una bella sfida. Sono tecnicamente complicatissimi, tanto da essere spesso considerati tra i brani più incredibilmente difficili mai scritti per pianoforte. Purtroppo all’ascolto suonano altrettanto ostici, e quindi poco fruibili.

Il pubblico di Cremona ha gradito molto sia gli originali che le riscritture.

FL: Sì, siamo molto contenti della risposta ottenuta: è stato un bello sprone, visto che si tratta, in entrambi i casi, di brani assai complessi da presentare dal vivo.

Come avete deciso di strutturare il vostro concerto?

FL: Abbiamo pensato di alternarci eseguendo gruppi di 3 studi, sia per tener viva la curiosità, sia per mantenere la freschezza dell’esecuzione: al tempo stesso, non si ha uno spezzettamento eccessivo ed entrambi abbiamo il tempo, pianisticamente, di entrare ”nel flow”. Abbiamo scelto i brani che risultano più immediati e coinvolgenti all’ascolto, eseguendo 13 studi a testa.

Quello con Roberto Prosseda è stato un incontro decisivo per il vostro percorso artistico, ci ha raccontato Sergio. E per lei, Filippo?

Posso dire lo stesso. Prosseda riesce a tirar fuori da ciascun allievo la sua personalità e unicità, ma anche a far emergere dalla musica l’elemento etico e umano: non si può prescindere dalla vita, quando si fa musica. Cerca di capire le tue attitudini e di offrirti ciò che ritiene sia meglio per te, per farti crescere. Potrei definirlo il mio Virgilio. Sono anche laureato in Economia, e quindi mi interessava conoscere realtà aziendali musicali importanti: grazie a lui ho incontrato Paolo Fazioli, Giovanni Iannantuoni [senior manager di Yamaha Music Europe, ndr] e sono cresciuto anche da questo punto di vista.

Il vostro concerto a Cremona Musica ha visto una Sala Cristofori gremita e partecipe. È la vostra prima volta alla kermesse?

FL: Ci sono venuto due anni fa, da semplice visitatore. Mi era piaciuta moltissimo, la trovai un’ottima occasione per incontrare vecchi e nuovi amici dell’ambiente musicale. Si tratta dell’unico luogo in cui è sufficiente curiosare fra gli espositori o girare per la città per incontrare grandissimi artisti di fama mondiale.

SB: Io invece non c’ero mai stato. Avevo sempre qualche impegno concertistico o direttoriale, nel weekend in cui aveva luogo Cremona Musica. Ero curiosissimo… ma devo dire che l’attesa è stata ben ripagata!

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