Dar voce al repertorio italiano. Intervista a Vitale Fano

di Sebastiana Ierna

Studioso, saggista e musicologo, Vitale Fano (62 anni, milanese di nascita e veneziano d’adozione) è diplomato in Organo e Composizione organistica al Conservatorio Benedetto Marcello di Venezia. Docente di Storia della Musica al Conservatorio di Pesaro, è direttore artistico dell’Archivio Musicale Guido Alberto Fano Onlus di Venezia e della Fondazione Musicale Omizzolo Peruzzi di Padova, con i quali organizza rassegne concertistiche al teatro La Fenice di Venezia e in varie sedi padovane. Lo abbiamo incontrato all’indomani dell’edizione 2023 di Cremona Musica International Exhibitions and Festival, dove ha preso parte a una tavola rotonda dedicata alla preservazione e alla promozione del patrimonio musicale italiano.

Nel 2003 è diventato custode della collezione del compositore Guido Alberto Fano. Come è arrivato a ricoprire questo ruolo?

Alla base c’è un legame di famiglia: mio padre, Fabio Fano, pianista e musicologo, si è impegnato a promuovere e diffondere i manoscritti di mio nonno Guido Alberto, con esecuzioni e pubblicazioni di saggi. Venuto lui a mancare nel 1991, ho preso il suo posto come unico erede, portandone avanti l’operato. È mia cura promuovere concerti e incisioni discografiche per dar voce alle composizioni di mio nonno, favorendo anche la pubblicazione di inediti.

Può tracciare un quadro della vicenda umana e storica di Guido Alberto Fano?

Pianista, compositore e direttore d’orchestra, nacque a Padova nel 1875, ed è stato l’allievo prediletto di Giuseppe Martucci. Docente di Pianoforte a Bologna e Milano, ha diretto i conservatori di Parma, Napoli e Palermo, per poi essere destituito dall’insegnamento nel 1938 a causa delle leggi razziali. Di origine ebraica, durante la guerra fu costretto a rifugiarsi ad Assisi e Fossombrone, rientrando poi a Milano dove ha lavorato fino al 1947. È venuto a mancare a Tauriano di Spilimbergo (in provincia di Pordenone) nel 1961.

Quest’anno ricorre il ventennale dell’archivio musicale a lui dedicato. Quale bilancio possiamo trarre, in questo importante anniversario?

Ho avuto il piacere di lavorare sin dall’inizio con un gruppo di amici musicologi: tra loro, desidero menzionare Marco Di Pasquale, uomo di grande cultura, scomparso quasi due anni fa a causa di un male improvviso. Abbiamo raccolto manoscritti, 20mila lettere (di cui circa la metà digitalizzate), articoli di giornale e documenti vari. L’impegno nel sostenere l’esecuzione del repertorio e il grande entusiasmo dimostrato dai musicisti ci hanno regalato numerose soddisfazioni: tra gli interpreti che hanno voluto rendere omaggio a Guido Alberto Fano ricordiamo il violoncellista Rocco Filippini e i pianisti Aldo Ciccolini e Pietro De Maria. Quest’ultimo ha pubblicato nel 2016 un disco monografico per l’etichetta Brilliant Classics, con la Sonata in Mi minore e Quattro fantasie.

Quali sono invece i suoi auspici, proiettandosi verso il futuro?

Il repertorio di musica da camera è stato già eseguito quasi integralmente; mi auguro di poter far suonare e incidere anche i lavori orchestrali. Fra due anni ricorre il 150esimo anniversario della nascita, e per l’occasione spero di realizzare un concerto sinfonico.

Si è instaurata oltretutto una collaborazione con le Edizioni Curci di Milano…

Esattamente. Con la dottoressa Laura Moro (direttore editoriale della divisione musica classica) e il professor Francescantonio Pollice (Vice Presidente del CIDIM – Comitato Nazionale Italiano Musica) si è creata una forte sinergia. Nel 2022 è nata la Guido Alberto Fano Collection con la pubblicazione dell’Ouverture a grande orchestra e del Quartetto d’archi in La minore, eseguito tre mesi fa dal Quartetto di Cremona nella Sala Pollini al Teatro La Fenice.

Lei è anche direttore artistico della Fondazione Musicale Omizzolo Peruzzi di Padova.

Circa 15 anni fa ho avuto il piacere di conoscere il clarinettista Elio Peruzzi e la moglie Enrica Omizzolo, pianista e figlia del compositore padovano Silvio Omizzolo: per rendergli omaggio e promuovere la sua opera hanno dato vita a un’istituzione, gemellata con la fondazione Fano da me ideata. In poche parole, sono stato per loro un esempio da seguire per mantenere vivo il ricordo e far conoscere le opere del loro parente. Mi piace ricordare che quest’anno la Fondazione Omizzolo ha indetto due bandi importanti: una selezione rivolta a giovani clarinettisti, e il primo concorso per compositrici italiane under 41. Tra alcuni interpreti dei lavori di Omizzolo ricordiamo i violoncellisti Mario Brunello e Silvia Chiesa, i pianisti Maurizio Baglini, Roberto Prosseda e Alessandra Ammara.

A Cremona Musica ha preso parte a una tavola rotonda dedicata alla conservazione e promozione del patrimonio italiano. Quali sono stati gli obiettivi dell’incontro?

Sono stato affiancato da rappresentanti di archivi, eredi e custodi di fondi musicali per confrontare le nostre attività in atto e parlare delle prospettive future. Dalla nostra coesione potrebbero nascere idee interessanti, per suscitare maggior curiosità verso quelli che definisco “i tesori nascosti”. Non dimentichiamoci che in Italia il melodramma ha avuto una forte predominanza sulla musica strumentale, ambito nel quale solo a pochi compositori è stata riconosciuta la giusta notorietà. Un occhio di riguardo anche da parte della SIAE e del Ministero sarebbe la giusta ricompensa nei loro confronti.

Qual è secondo lei il modo migliore per valorizzare il repertorio italiano?

Gli enti concertistici potrebbero offrire dei programmi non del tutto consueti e convenzionali, volti alla riscoperta delle opere poco note, incuriosendo il pubblico ad ampliare i propri orizzonti di ascolto. Un po’ di orgoglio per la propria cultura e tradizione spesso regala piacevoli sorprese!

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