“Giovani liutai: mantenete viva la tradizione”. Intervista ad Andrea Zanrè della liuteria Scrollavezza & Zanrè

di Alessio Zuccaro

Un giovanotto, tanti anni fa, ascoltò un violino suonare per strada, e decise di provare a costruirne uno da solo. Così inizia la storia di Renato Scrollavezza, uno dei più importanti liutai italiani. Oggi Renato non c’è più, ma la sua tradizione non è andata perduta: l’hanno raccolta sua figlia Elisa, 56 anni di Parma, e Andrea Zanrè, 47enne anch’egli parmigiano. Hanno aperto un atelier nella loro città nel 2002, che oggi ha due sedi: una in città e l’altra in una meravigliosa villa rinascimentale nelle campagne tra Parma e Cremona. In vista dell’edizione 2023 di Cremona Musica International Exhibitions and Festival, che li vedrà nuovamente ospiti, abbiamo parlato con Andrea Zanrè della sua attività e di cosa significhi, oggi, avvicinarsi al mondo della liuteria.

Nel bel documentario Violin makers (2013), Renato Scrollavezza parla della gelosia che i maestri liutai avevano nello svelare i segreti del mestiere: è ancora così?

No, non credo. Ritengo che il non voler condividere le proprie conoscenze sia, più che un motivo di orgoglio, un sintomo di insicurezza. Renato, probabilmente, non ha avuto molta fortuna nei rapporti con gli altri liutai, ma oggi non credo sia più così.

Come si fa a diventare liutai oggi?

In Italia abbiamo principalmente tre scuole professionali di liuteria: Cremona, Milano (Scuola comunale) e la nostra scuola di Parma [la Scuola Internazionale di Liuteria Accademia Renato Scrollavezza, nata nel 1975, ndr]. Propongono tutte corsi della durata di circa 5 anni, dove si gettano le basi del mestiere.

A proposito di “segreti”: come scegliere un buon legno per realizzare uno strumento che unisca qualità estetica e funzionalità?

Bisogna cercare del materiale che abbia delle qualità contrastanti: dev’essere al contempo rigido e leggero. È difficile da trovare, perché normalmente il legno rigido è anche pesante. Il nostro abete, in particolare, viene dall’Alto Adige.

Quali sono le caratteristiche dei vostri strumenti?

Cerchiamo di seguire la scuola emiliano-romagnola, essendo allievi di Renato Scrollavezza, il padre della mia socia Elisa. Qui in ambito parmigiano, tale tradizione si rifà a Gaetano Sgarabotto, fondatore della scuola di Parma negli anni ’20 del Novecento. Altra figura importante per noi è Giuseppe Fiorini, della scuola bolognese.

Negli ultimi tempi, poi, si sono acquisite conoscenze più raffinate nell’ambito dell’acustica, ragion per cui credo che i liutai della nostra generazione operino scelte più consapevoli in tal senso.

Parlando di consapevolezza: è vero quel che si dice del Guarneri, i cui famosi strumenti sarebbero imprecisi dal punto di vista formale?

Il primo storico della liuteria e collezionista di strumenti antichi, Ignazio Alessandro Cozio, conte di Salabue, metteva gli strumenti di Guarneri tra le ultime categorie in merito alla qualità della lavorazione. Renato Scrollavezza è stato a lungo curatore del famoso Cannone amato da Paganini (che oggi si trova a Genova ed è curato da Bruce Carlson), e condivideva questa opinione.

Cosa si sente di consigliare a un liutaio che iniziasse ora la sua attività?

Essere aderenti alla tradizione di appartenenza: i nostri strumenti italiani sono apprezzati all’estero perché riflettono una caratteristica particolare del territorio, un po’ come accade per il cibo. Un intenditore apprezza la liuteria napoletana o veneziana in quanto tali. Purtroppo, si nota (già dagli anni ’70) una tendenza ad andare nel senso opposto, creando strumenti standardizzati.

Qual è il vostro rapporto con Cremona Musica? Cosa troveremo al vostro stand?

Frequentiamo regolarmente Cremona e la fiera, sin dalle sue origini: è la nostra vetrina più importante, sia per gli strumenti nuovi che per l’antiquariato. Sarà possibile trovare strumenti della liuteria classica e nostre creazioni. Inoltre, quest’anno siamo particolarmente orgogliosi di presentare il nostro nuovo libro Liuteria mantovana, di prossima pubblicazione.

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