Il fascino del duo pianistico. Intervista a Elisa D’Auria e Gesualdo Coggi

di Smeralda Nunnari

Entrambi docenti al Conservatorio Arrigo Boito di Parma, salernitana lei, ciociaro lui, Elisa D’Auria e Gesualdo Coggi hanno alle spalle prestigiosi premi e una splendida carriera concertistica da solisti nei più ambiti teatri internazionali. A Cremona Musica International Exhibitions and Festival si sono esibiti in duo proponendo un ambizioso programma che lega capolavori della musica russa attraverso un fil rouge che unisce luce e tenebre, angeli e demoni, intitolato Quadri dell’est.

La scintilla che ha dato origine al vostro duo è rintracciabile nella passione per gli stessi repertori e in specifiche affinità stilistiche…

Gesualdo Coggi: …ma anche in una casualità, ovvero l’esserci trovati entrambi a insegnare al Conservatorio di Parma! Ci siamo conosciuti e abbiamo voluto intraprendere questa collaborazione, che ci sta dando grandi soddisfazioni. Il nostro repertorio guarda principalmente all’Ottocento e al Novecento, Elisa ha una grande esperienza legata anche ad autori di epoche precedenti, ma abbiamo subito trovato una bella intesa sul repertorio romantico.

Elisa D’Auria: Confermo e aggiungo che conoscere Gesualdo di persona, dopo averne sentito parlare, è stato sorprendente: è scattata una connessione non solo artistica, ma anche umana, e questo ha portato a un rapporto di stima e simpatia reciproche. Senza queste premesse sarebbe difficile immaginare una collaborazione artistica – specie per un duo di pianoforti, formazione davvero impegnativa e stimolante.

Un vostro ritratto reciproco in due parole.

ED: Gesualdo è un pianista di grande intelligenza, profondità e virtuosismo, ed è molto raro trovare tutte queste doti in un’unica persona. Inoltre ha un suono che si distingue per quantità e qualità, capace di raggiungere l’ultima fila di qualsiasi sala da concerto. Caratteristica invidiabile per ogni pianista!

GC: Per quanto riguarda Elisa, mi ha subito colpito la corrispondenza tra le sue qualità caratteriali e quelle pianistiche. Persona di straordinaria sensibilità e altrettanta intelligenza, con il giusto humor, sa adattare il suo tocco alle più sottili sfumature della musica e, cosa fondamentale, mantiene costanti l’attenzione e l’ascolto dell’altro, anche questo sia in senso musicale che personale. Lavorando accanto a lei, tutto sembra più semplice!

Uno sguardo alla vostra attività prima, durante e dopo Cremona Musica.

ED: Nei mesi scorsi abbiamo suonato in duo a Milano e a Parma. Alla kermesse cremonese abbiamo presentato un programma per due pianoforti dedicato al repertorio russo con l’iconica Suite n. 2 op. 17 di Rachmaninoff, la trascrizione de Lo Schiaccianoci di Ciajkovskij e la Suite n. 1 di Arensky. Pagine musicali di rara bellezza e poesia!

GC: Per il futuro stiamo lavorando a programmi in cui il grande repertorio dialoghi con brani meno noti, come ad esempio la giovanile Rapsodia russa di Rachmaninoff, che abbiamo affiancato ai brani citati prima, oppure alcuni bei lavori della scuola italiana tra Ottocento e primo Novecento.

Cosa rappresenta per voi la kermesse cremonese?

ED: Ho avuto modo di frequentare Cremona Musica da spettatrice e sono rimasta incantata dall’atmosfera magica che si respira: è un luogo pensato per far incontrare musicisti e operatori del settore, scambiare idee e dar vita a nuove sinergie. Ma è anche un’occasione per entrare in contatto con il pubblico in un contesto meno ingessato rispetto alla tradizionale sala da concerto. Siamo felicissimi di esserci, e di questo ringraziamo la sapiente direzione artistica di Roberto Prosseda.

GC: Per me è stata la prima volta a Cremona Musica: ne ho letto e sentito parlare, e anche io tengo a ringraziare il direttore artistico. Le parole di Elisa, poi, mi hanno reso ancora più curioso di scoprirla di persona!

Per concludere, che ruolo gioca la musica secondo voi nel mondo d’oggi?

GC: Dal punto di vista del suo impatto politico ed economico, nel nostro Paese la musica potrebbe e dovrebbe avere un ruolo ben più importante. Dovremmo impegnarci tutti, soprattutto sul versante educativo, affinché venga considerata più di un piacevole intrattenimento. Imparare a guardarla con occhi profondi. Per quanto riguarda i suoi effetti sulla singola persona, invece, il suo potere è sconfinato, pensiamo solo alla crescente diffusione della musicoterapia.

ED: Concordo con Gesualdo. Purtroppo faccio fatica a immaginare la musica inserita in un sistema di potere come quello in cui viviamo, cresciuto all’insegna del valore economico e finanziario. Ma la forza sociale della musica, il suo effetto benefico o addirittura salvifico, è innegabile e incommensurabile. C’è ancora molta strada da fare, ma bisogna essere fiduciosi e dare il proprio contributo affinché in futuro questo dono prezioso diventi patrimonio di tutti.

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