Il futuro della banda è tutto Al femminile. Intervista a Pierangela Mantelli

di Ruben Marzà

Per il loro debutto hanno scelto, e non certo a caso, la data del 25 novembre, quella della Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne: a spingere le ragazze di Al femminile. La nostra idea di banda non c’è solo il piacere di condividere musica, ma anche la volontà di fare dell’arte un mezzo di sensibilizzazione verso tematiche tristemente attuali. Il giovane ensemble, nato nel 2022 e composto interamente da donne provenienti dalle realtà bandistiche lombarde, è guidato da Pierangela Mantelli (61 anni, di Palazzolo sull’Oglio, Brescia) e ha partecipato al Cremona Band Festival, nell’ambito dell’edizione 2023 di Cremona Musica International Exhibitions and Festival. Pierangela Mantelli ci ha parlato delle origini e dei progetti di questa formazione, ma anche del suo articolato percorso musicale personale.

Non sono numerose le realtà bandistiche interamente al femminile: quanto è stato difficile riunire questa formazione?

Devo in realtà confessare, e lo faccio con estremo piacere, che la nostra banda si avvale del sostegno di due figure maschili. Siamo una formazione giovane, e all’inizio non è stato facile coprire l’intero organico strumentale, specie per quella che in gergo è chiamata “bassa banda”, ovvero sax baritono e ottoni gravi. Abbiamo per fortuna trovato due amici che non solo ci hanno aiutato, ma si sono resi disponibili a restare come “riserve”, in caso di bisogno: non dimentichiamo che tutte le nostre ragazze suonano già nelle loro bande di provenienza, e non è raro che gli impegni si sovrappongano.

Da dove vengono le musiciste?

Il nostro è un bacino abbastanza ampio, che coinvolge principalmente le province lombarde di Brescia, Bergamo e Cremona.

E dal punto di vista anagrafico?

Anche su questo versante possiamo contare su una grande ricchezza e diversità: ci sono studentesse, mamme, professioniste, pensionate. Andiamo dai 18 anni ai… puntini puntini! [ride]

Veniamo a lei: come è arrivata a dirigere un gruppo bandistico?

È una passione che mi ha presa fin da giovane, ma che solo in un secondo tempo ho avuto modo di assecondare. Il primo strumento che ho studiato è stato il pianoforte; poi mi sono dedicata all’oboe, e allo stesso tempo ai corsi di Direzione bandistica, che sto proseguendo tuttora presso l’ISEB [Istituto Superiore Europeo Bandistico] di Rovereto. Non si dovrebbe mai perdere la voglia di imparare e perfezionarsi.

La vostra formazione scardina l’idea più diffusa di banda, ovvero quella di un ambiente prettamente maschile. Nel futuro di queste realtà vede un maggior equilibrio di genere?

L’intento del nostro progetto è proprio questo: sensibilizzare il pubblico, dare visibilità a un certo approccio alla musica d’insieme e stimolare le ragazze a dedicarsi all’arte con libertà e fantasia, a partire dalla scelta dello strumento. Ancora oggi, esclusi i canonici flauto e clarinetto, tanti settori soffrono a causa di tanti preconcetti, e anche per questo la banda resta, come diceva giustamente, un ambiente maschile. Ma confidiamo nella nostra capacità di allargare e rinnovare questa idea, condividendo il piacere di stare insieme e costruire qualcosa di bello.

Oltre alla soddisfazione di fare musica, la banda offre grandi occasioni di crescita umana…

Esatto! Non solo, spesso si riesce anche a promuovere la sensibilizzazione intorno a temi particolari: non a caso abbiamo scelto il 25 novembre come data del nostro debutto, la Giornata Internazionale contro la Violenza sulle Donne. Certe problematiche sono ormai sotto i nostri occhi ogni giorno, ed è dovere di ognuna o ognuno di noi combattere per cambiare questo stato di cose e per restituire fiducia a tante donne in difficoltà.

Veniamo alla vostra partecipazione al Cremona Band Festival, dove oltre a esibirvi vi siete confrontate con una commissione di esperti di livello internazionale. Cosa portate a casa da questa esperienza?

L’esperienza a Cremona è stata positiva, ma soprattutto costruttiva . Il nostro obiettivo era quello di creare un’occasione di crescita lavorando con maestri di quel calibro …. e le nostre aspettative non sono state disattese! Avevamo scelto di suonare In Heaven’s Air di Samuel Hazo, brano apparentemente semplice ma di grande intensità, capace di offrire molti spunti di lavoro importanti per un gruppo giovane come il nostro: abbiamo avuto conferma della bontà del nostro lavoro, e possiamo quindi dire di essere sulla buona strada!

Progetti per il futuro?

Il prossimo 25 novembre ci vedrà nuovamente impegnate, stavolta in un paese della bergamasca, e per il 2024 abbiamo tanti nuovi progetti in cantiere.

Un’ultima curiosità, o meglio, una provocazione. Negli ultimi tempi si è tanto parlato della questione linguistica, della sua incidenza sulle disparità di genere… Dunque: Maestro Mantelli o Maestra Mantelli?

La domanda mi è già stata posta in sede di concerto, non molto tempo fa, a riprova dell’urgenza della questione. Tuttavia, per me è indifferente: può chiamarmi Maestra o Maestro, quello che conta è la persona e il ruolo che ricopre. Preferisco non schierarmi da una parte o dall’altra, perché così facendo contribuirei ad alimentare differenze e faziosità che non devono più esistere.

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