di Stefano Prinzivalli
Eugenio Finardi a Cremona, come considera questo dialogo fra tradizione e innovazione?
“La storia della musica è una continua ricerca di nuovi suoni, un viaggio in cui la tradizione si evolve grazie all’innovazione e alla sperimentazione.
Il violino, nato in Italia, ha superato i confini geografici per diventare protagonista in culture musicali lontane, come quella irlandese e yiddish. Oggi è considerato uno strumento “perfetto” per la ricchezza del suo timbro e la sua versatilità espressiva.
L’avvento dell’elettricità ha trasformato la chitarra in uno strumento globale: per oltre sessant’anni è stata il cuore pulsante della musica popolare e contemporanea, e continua a resistere anche all’ascesa del digitale.
Oggi, proprio il digitale apre nuove frontiere: la possibilità di generare infiniti suoni promette di rivoluzionare ancora una volta il panorama musicale, portando la tradizione verso nuove forme e orizzonti sonori mai esplorati prima.”
Quanta tradizione e innovazione c’è nel suo ultimo disco?
“C’è tutta la tradizione della musica occidentale, dal Rinascimento al contemporaneo, con una predilezione per il Barocco, che sento come la mia casa interiore. Domenico Scarlatti e Giovan Battista Pergolesi restano i miei fari, le stelle che orientano il mio cammino.
Eppure questo passato non è mai museo: si rifrange in suoni acustici reinventati, o persino generati dal nulla, da una forma d’onda tracciata come un gesto sulla tela. A questo si intrecciano cinquant’anni di mie sonorità, quelle custodite nei dischi, che oggi tornano a vivere in nuove elaborazioni.
Il design sonoro di TUTTO, plasmato da Giovanni Maggiore, rifugge i cliché: è una ricerca instancabile di un universo sonoro originale, evocativo, capace di aprire spazi d’ascolto inediti.”
Nel rapporto tra strumento musicale e creatività, feeling che si instaura, quanto incide per Eugenio Finardi, questa scelta?
“La creatività, molto spesso, nasce dallo strumento stesso. C’è una voce nella chitarra che non appartiene al pianoforte, e un respiro nei tasti che la chitarra non conosce. Ogni strumento custodisce un carattere, una piccola anima che suggerisce la via: e quando le mani vi si posano sopra, non sei tu a guidarle, ma è lo strumento che ti conduce altrove.
Un nuovo incontro può diventare una rivelazione, una porta che si apre all’improvviso. Così accadde con Mauro Pagani e il bouzouki: da quell’abbraccio inatteso nacque Creuza de Mä, un orizzonte che nessuno aveva mai visto prima.
Perché uno strumento, quando è vero e di qualità, non è solo legno e corde: è una scintilla che accende la musica e, insieme, chi la scrive.”















