di Stefano Prinzivalli
Siamo con Luca Nobis, Direttore Didattico e Responsabile del Dipartimento di Chitarra del CPM. Come il vostro importante ente di formazione, il dialogo fra la chitarra e altri strumenti?
“La chitarra, oggi, è uno degli strumenti più predisposti al dialogo con il mondo dell’elettronica. È uno strumento che si è evoluto, aprendosi non solo a nuovi linguaggi espressivi, ma anche a possibilità tecnologiche che fino a pochi anni fa sembravano impensabili.
Per questo, all’interno del percorso formativo del CPM, abbiamo scelto di valorizzare proprio questa natura ibrida e versatile dello strumento. Lavoriamo sull’uso creativo degli effetti, delle loop station, dei multieffetti digitali e dell’amp modeling, strumenti ormai fondamentali per esplorare timbri e atmosfere sempre più personali e innovative.
Ma questa apertura al mondo elettronico non significa trascurare la dimensione acustica dello strumento. Al contrario, la chitarra acustica resta un pilastro fondamentale della formazione: è il luogo dove tutto nasce — il suono puro, la dinamica naturale, il rapporto fisico e diretto con lo strumento.
Il mondo dello strumento acustico insegna controllo, precisione, intenzione, e offre al musicista un punto di partenza solido per comprendere il timbro, la respirazione musicale e il rapporto tra gesto e suono. Per questo, incoraggiamo gli studenti a mantenere un dialogo costante tra le due anime dello strumento: quella tradizionale e quella tecnologica.
Solo così è possibile costruire un’identità musicale completa, che non si limita a seguire le tendenze, ma le sa interpretare con autenticità.
Non si tratta soltanto di “aggiungere” effetti o tecnologie, ma di sviluppare una consapevolezza sonora profonda: capire come e perché utilizzare certe soluzioni, anche in relazione al contesto musicale e agli altri strumenti. In questo senso, la chitarra diventa uno strumento dialogante, capace di muoversi tra acustico, elettrico ed elettronico con fluidità.
Abbiamo inoltre integrato l’uso delle DAW — come Ableton Live, Logic Pro, Pro Tools — sia per la produzione musicale che per la performance dal vivo, creando un ponte diretto tra il musicista e il producer, tra l’esecutore e il progettista sonoro.
Questa integrazione si riflette anche nella collaborazione costante con il Dipartimento di Nuove Tecnologie Musicali e Produzione: chitarristi e produttori lavorano fianco a fianco a progetti originali, colonne sonore, sonorizzazioni, live set… in un ambiente che riproduce fedelmente le dinamiche del mondo professionale.
Nei nostri laboratori di musica d’insieme, la chitarra non dialoga soltanto con gli altri strumenti “tradizionali”, ma interagisce con sequenze, campionatori, sintetizzatori, loop creati in tempo reale, fino ad arrivare al live electronics e a performance in cui il suono strumentale si fonde con la computer music e con ambienti sonori generati digitalmente.
Tutto questo rientra in una visione didattica molto chiara: l’insegnamento non si ferma alla tecnica, ma punta a far crescere musicisti completi, consapevoli e capaci di lavorare in contesti collettivi e professionali, dove il confine tra strumenti, generi e tecnologie è sempre più sottile e sempre più stimolante.
Rapporto tra tradizione e innovazione, come considera questo legame e cosa ne pensa di questo dialogo aperto a Cremonamusica, nello spazio dell’Electric Sound Village?
Il rapporto tra tradizione e innovazione è, a mio avviso, uno dei temi più attuali e stimolanti del panorama musicale contemporaneo — e non solo. È un legame che non va vissuto come una contrapposizione, ma come una continua conversazione tra ciò che ci ha portati fin qui e ciò che ci spinge a guardare avanti.
Come CPM, crediamo fortemente che la tradizione rappresenti le fondamenta, la grammatica musicale, il gesto consapevole. Senza un dialogo profondo con la storia, con le tecniche, con la costruzione del suono acustico e l’interazione reale tra strumenti, non può esserci innovazione autentica. Ma al tempo stesso, restare ancorati a un modello rigido, che esclude le nuove tecnologie, i linguaggi digitali, la sperimentazione timbrica o la contaminazione tra generi, significa rinunciare alla parte più vitale della musica: la sua capacità di evolversi.
Ecco perché parliamo di equilibrio dinamico. Un chitarrista che padroneggia lo strumento acustico, che comprende il fraseggio, l’armonia, l’intenzione espressiva, sarà in grado di affrontare con maggiore consapevolezza anche un set elettronico, un live set ibrido, o una produzione in studio. L’innovazione, senza la tradizione, rischia di essere superficiale. La tradizione, senza apertura, rischia di diventare sterile.
Per questo considero estremamente positivo — e direi anche necessario — che alla Fiera di Cremona si apra uno spazio di riflessione e confronto su questo tema. Eventi come questo sono fondamentali perché mettono in contatto mondi che spesso si ignorano a vicenda: il liutaio e il sound designer, il docente classico e il performer elettronico, il musicista tradizionale e il producer digitale. È in questo tipo di dialoghi che può nascere una vera evoluzione culturale e professionale.
Il nostro compito, come istituzioni formative, è proprio questo: educare alla complessità, abituare le nuove generazioni a muoversi tra stili, strumenti, approcci diversi, senza paura, ma con rispetto e curiosità. Tradizione e innovazione non sono due estremi da scegliere, ma due forze che si rafforzano a vicenda, se messe in relazione con intelligenza e visione.
Cosa porterete all’Electric Sound Village?
All’Electric Sound Village porteremo ciò che rappresenta da sempre il cuore del CPM: musica viva, contaminazione, e sperimentazione consapevole.
Porteremo i nostri studenti, docenti e musicisti con l’intento di creare uno spazio dinamico in cui la chitarra — e più in generale lo strumento musicale — non venga pensato come un oggetto chiuso in sé, ma come un’interfaccia espressiva aperta al mondo, capace di dialogare con l’elettronica, con la produzione, con l’improvvisazione e con i linguaggi della contemporaneità.
Un punto d’incontro per parlare di formazione, di come prepariamo i nostri studenti ad affrontare una professione che richiede oggi tanto la conoscenza della tradizione quanto la padronanza dei mezzi tecnologici, passando per il linguaggio, la creatività e la visione artistica.
Tra le proposte artistiche, sarò felice di presentare, insieme al collega e amico Roberto Gualdi, il nostro duo che incarna perfettamente questa visione di apertura al nuovo. Un lavoro raffinato e sperimentale che si muove tra chitarra e batteria, in dialogo con sonorità della world music, creando ambienti sonori ricchi di contaminazioni. Un tipo di ricerca che parte da esperienze musicali eterogenee e trova il suo cuore nell’ascolto reciproco e nella generazione di un interplay acustico profondo.
Per noi l’Electric Sound Village è il luogo ideale per portare avanti un dialogo che al CPM è già attivo da tempo: quello tra strumento e software, tra interprete e produttore, tra live e studio, tra uomo e macchina.
Ma, soprattutto, porteremo l’idea di una scuola che non ha paura di uscire dalle aule, che si mette in gioco, che si fa parte attiva di un cambiamento culturale, musicale e professionale. E questo tipo di contesto — innovativo, aperto, in ascolto — è perfettamente in linea con ciò che siamo e con ciò che vogliamo continuare a costruire.
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