di Stefano Prinzivalli
Chi sei/cosa fai e cosa cerchi nella musica?
“Mi chiamo Marco Ballestri, ho 64 anni e anche io, come tutti, ho una doppia vita. Sono nefrologo, ma sono anche un grande appassionato di musica e liuteria, che esercito da quando avevo 17 anni. La musica occupa nella mia vita un posto di primo piano assoluto e non riesco nemmeno a immaginare un’esistenza
senza colonna sonora, sarebbe come sognare in bianco e nero e per di più in digitale, senza sfumature.
Con la musica si sogna a colori, ci si concentra, ci si guarda dentro… le idee migliori mi sono sempre venute ascoltando musica. Suono malamente violino e chitarra, ma mi basta per perdermi, quando posso, in una dimensione serena e priva dei dolori e delle sofferenze con cui devo confrontarmi
quotidianamente. Per quanto riguarda la liuteria, è una passione travolgente che nasce quando avevo 18 anni, accesa dalla conoscenza del maestro Gian Carlo Guicciardi.
Mi sono dedicato al restauro di strumenti acustici, violini, chitarre e mandolini, fino alla fine degli anni ’90, poi mi sono specializzato nel
restauro di chitarre elettriche prodotte a Cavriago dal 1957 al 1968 da Antonio Wandrè Pioli, vere e proprie per d’arte Pop.
Ho una particolare predilezione per gli strumenti da discarica, quelli così mal ridotti da essere giudicati da tutti ormai irrecuperabili o comunque senza vantaggi economici. Ma salvare dall’oblio e dalla distruzione testimonianze di un periodo e di una cultura che ci sono stati è un piacere
impagabile.
Non m’importa se lo strumento è d’autore, se è frutto dell’ingegno della campagna o se l’impegno per il restauro sarà sproporzionato al valore dell’oggetto. L’oggetto c’è, è stato suonato, è stato strumento per la produzione di suoni, ma anche di emozioni e quindi ha per me un immenso e indiscutibile valore umano.
Cremona, tradizione e innovazione, come osservi questo dialogo?
Frequento regolarmente le mostre cremonesi dai primi anni ‘80 e, naturalmente, la fiera Mondo Musica fin dalla prima edizione. Ho avuto modo di viverne l’evoluzione e la progressiva apertura agli strumenti a pizzico, alle chitarre acustiche-folk; le edizioni con fiati, pianoforti e fisarmoniche e infine l’avvento della chitarra elettrica.
E sono estremamente orgoglioso di avere dato un piccolissimo contributo a quest’ultima transizione: nel 2016 infatti collaborai con Alessio Ambrosi per l’allestimento a Mondo Musica di una esposizione antologica delle opere di Wandrè, dall’acustico all’elettrico. Il dialogo fra tradizione e innovazione non può essere visto se non in modo positivo; credo che sia la miglior conferma della grande sensibilità degli organizzatori della fiera, capaci di guardare al di là delle classificazioni accademiche e cogliere la logica evolutiva che caratterizza la musica e gli strumenti musicali fin dalle loro origini.
Che significa poi collocare la musica e gli strumenti nel contesto più generale dell’espressione artistica, il cui carattere evolutivo è insito alla sua stessa esistenza.
Cosa porterai all’Electric Sound Village?
All’Electric Sound Village sarò presente con alcuni membri del collettivo Partigiani di Wandrè, nato per promuovere la conoscenza della vita e delle opere di questo incredibile liutaio elettrico, il più rivoluzionario del secolo scorso. Nel senso che con Wandrè si passa da un progetto di design funzionale a quello di un design emozionale, volto a trasformare la chitarra da attrezzo di lavoro per il musicista in una vera e propria protesi dell’artista per il trasferimento di emozioni ed energia. Grazie all’impiego di materiali innovativi come plastica e alluminio, all’uso spregiudicato dei colori, ai simbolismi e al lirismo erotico nascosti nelle forme apparentemente bizzarre di questi strumenti, Wandrè riesce a creare opere piene di idea, messaggio, ironia e trasgressione che sono in grado di stimolare i nostri archetipi più profondi ed elicitare una reazione, non importa se positiva o negativa. Con Wandrè lo strumento diventa una scultura fruibile per musica, parte integrante dell’apparato scenico a disposizione dell’artista per la performance, come hanno recentemente dimostrato, in modo egregio, Lucio Corsi e Tommy Ottomano al Festival di Sanremo e all’Eurovision. Vedremo insomma quel sottile, ma robusto, fil rouge che dalle meteore di Paganini e Listz ad oggi unisce saldamente liutai, strumenti, musicisti, ispirazione e creatività in una meravigliosa cordata per esplorare quella straordinaria montagna che è l’arte della musica.















