di Michela Ianniciello
Il miglior goal l’ha segnato sui tasti bianchi e neri: Pedro López Salas, pianista spagnolo classe 1997, ha trasformato un’ispirazione, nata guardando una celebre scena al pianoforte di Tom & Jerry, in una promettente carriera. La svolta musicale è arrivata a 9 anni, quando ha rinunciato al calcio per dedicarsi completamente alla musica. Da quel momento il talento e l’impegno lo hanno portato a distinguersi in numerosi concorsi, tra cui il Malta International Piano Competition e l’International Piano Competition Spanish Composers, oltre al prestigioso secondo posto al Concorso Internazionale Paderewski. L’abbiamo incontrato a seguito della sua partecipazione a Cremona Musica International Exhibitions and Festival 2025, dove ha presentato un programma interamente dedicato a Chopin in preparazione al Concorso omonimo che si terrà a Varsavia in ottobre.
In che modo la sua famiglia ha accolto questa scelta musicale?
Sono stati incredibili. Mio padre inizialmente era un po’ deluso perché voleva che diventassi un calciatore come lui, ma poi ha compreso che non era la mia strada e ho avuto da subito il loro pieno sostegno. Fin dal primo momento ho scoperto che mi piaceva molto: dopo appena una settimana, o anche meno, avevo già capito che avrei voluto fare quello per il resto della mia vita. Tutto si è concretizzato molto velocemente, e sicuramente nella fase iniziale dei miei studi sono stato agevolato dall’avere l’orecchio assoluto.
Nel suo repertorio la musica spagnola è molto presente. Come la valorizza?
Sento una grande responsabilità nel rappresentare il mio Paese, ma anche una gioia immensa. Cerco sempre di includere nei miei programmi qualcosa che rappresenti le mie origini, anche solo una piccola Sonata di Antonio Soler, e ogni volta la sensazione è quella di sentirmi a casa. Per questa occasione ho presentato un programma interamente chopiniano in vista dell’importante sfida che affronterò il prossimo mese.
Cosa pensa delle competizioni pianistiche e come affronta la preparazione?
I concorsi offrono visibilità internazionale e rappresentano un motore di crescita artistica e personale. L’autocritica e l’attenzione ai dettagli ti migliorano profondamente. Li affronto come recital, puntando sempre alla musicalità prima che al virtuosismo. La pressione psicologica è inevitabile, specialmente per competizioni come quella di Varsavia, ma con il tempo ognuno trova il proprio metodo per gestire le emozioni sul palco. In merito alla preparazione, per me l’aspetto fondamentale è suonare lentamente: sembra semplice, ma richiede massima concentrazione per focalizzare e scegliere il suono di ogni singola nota. Questo approccio meticoloso mi consente di dare vita alla stessa magia che da piccolo mi aveva stregato davanti allo schermo!















