La voce dell’Istituto Chopin. Intervista ad Aleksander Laskowski

di Maria Musti

Aleksander Laskowski, 47 anni, portavoce dell’Istituto Nazionale Chopin di Varsavia, è un colto studioso, dottore di ricerca in Musicologia e traduttore, che si dedica alla promozione e alla diffusione della musica polacca. Collabora con il secondo canale della radio nazionale, su cui ha condotto programmi dedicati al mondo operistico; è responsabile di numerosi progetti di divulgazione musicale, docente ospite in prestigiose università e corrispondente di Opera Magazine. Anche quest’anno ha partecipato a Cremona Musica International Exhibitions and Festival, dove ha presentato la seconda edizione del Concorso Internazionale Fryderyk Chopin su strumenti d’epoca, a cadenza quinquennale, che ha avuto luogo a Varsavia dal 5 al 15 ottobre. La giuria, presieduta da Wojciech Switala, ha assegnato il primo premio e il premio speciale per la migliore esecuzione delle Mazurke al ventunenne canadese Eric Guo; sul secondo gradino del podio il pianista di Danzica Piotr Pawlak, 25 anni, che si è aggiudicato anche il premio speciale per il miglior concorrente polacco; terzi ex aequo Angie Zhang (27 anni, USA) e Yonghuan Zhong (18, Cina).

Come portavoce dell’Istituto Chopin di Varsavia lei si interfaccia con moltissime persone da tutto il mondo. Con me sta conversando in italiano: quante lingue parla?

Polacco, inglese, tedesco, francese, russo, un po’ di spagnolo e di italiano. Ora sto studiando il giapponese, che rappresenta una bella sfida: ha tre alfabeti diversi e bisogna conoscere almeno 2000 caratteri per riuscire a leggere un giornale o un libro. Mi auguro di arrivare ad averne una buona conoscenza, in segno di rispetto per l’amore che il popolo nipponico ha per Chopin. Parlare con i giornalisti e il pubblico nel loro idioma facilita decisamente la comunicazione.

Quali sono le attività dell’Istituto Chopin?

Fondato nel 2001, è il centro più importante dedicato al compositore: ne promuove, protegge, studia e divulga l’eredità artistica. Si occupa dell’organizzazione del concorso internazionale di esecuzione pianistica, uno dei più importanti e longevi al mondo – esiste dal 1927 – che si svolge con cadenza quinquennale e apre ai vincitori le porte dei più importanti teatri. Cura una serie di pubblicazioni, conferenze, e l’edizione dei facsimili. Non trascura le attività educational rivolte sia ai bambini che agli adulti: lezioni nel museo, cicli di concerti di giovani talenti, serie di letture. Anche la casa natale del compositore, a Zelazowa Wola, è gestita dall’Istituto. Un altro nostro fiore all’occhiello è l’organizzazione del Festival Chopin e la sua Europa, uno dei più noti della nazione. Ogni concerto viene registrato e pubblicato come CD: siamo anche una società di produzione di musica classica, con personale specializzato nella trasmissione di musica dal vivo. In alcuni di questi concerti vengono utilizzati gli strumenti storici che fanno parte della collezione dell’Istituto.

I quali vengono poi sono messi a disposizione dei concorrenti del concorso Chopin su strumenti d’epoca.

Sì, i pianisti in gara possono scegliere tra strumenti storici della collezione dell’Istituto Chopin, delle copie ed esemplari prestati da collezionisti europei.

Lo Chopin di Varsavia è una delle competizioni più famose e prestigiose al mondo: perché organizzare un altro concorso di esecuzione pianistica?

Perché vogliamo diffondere l’idea di eseguire la musica di Chopin su strumenti della sua epoca, in modo da avere esecuzioni storicamente informate, e invogliare i pianisti che le prediligono a includere Chopin nel proprio repertorio, in modo che la sua musica possa risuonare nel modo in cui lui stesso la concepì. Suonare su un pianoforte dell’epoca apre nuove prospettive di esecuzione, fa risaltare la specificità della musica di Chopin, soprattutto quelle caratteristiche distintive che si perdono usando uno strumento moderno. Questo concorso, a differenza dell’altro, non è interamente monografico: nelle prove eliminatorie sono previsti anche brani di Johann Sebastian Bach, Wolfgang Amadeus Mozart e polonaises di compositori polacchi attivi nella prima metà del XIX secolo.

L’Istituto Chopin promuove anche la musica di altri compositori?

Sì, il suo obiettivo è divulgare la cultura musicale nazionale.

Il nome di Chopin è anche un brand…

Il più potente di tutti, in Polonia: è sinonimo di alta qualità, prestigio, perfezione, élite. Per potersi fregiare del simbolo ®, che identifica il marchio registrato, il prodotto deve essere di qualità eccellente.

Lo scorso anno l’Istituto Chopin ha ricevuto il Cremona Musica Award 2022 per la categoria Comunicazione.

Siamo molto onorati di questo premio. La musica classica è parte integrante della nostra cultura, e teniamo molto alla sua diffusione, cosa che facciamo unendo comunicazione ed educazione, e mantenendo la più alta qualità possibile.

Quante volte ha partecipato a questa kermesse?

Parecchie, e sempre con immensa gioia. L’Istituto Chopin ha intessuto con questo importante evento musicale dei solidi rapporti, e molti studenti e professionisti polacchi vengono a visitarla, per apprezzarne ogni singolo aspetto.

C’è una tradizione liutaria in Polonia?

Sì, soprattutto a Poznan, dove ha luogo anche un concorso internazionale di liuteria, organizzato dall’Henryk Wieniawski Music Society, fondatrice e responsabile anche dell’omonimo concorso di esecuzione. Sono entrambi quinquennali e dedicati al violino. Esiste anche una tradizione costruttiva più recente, riguardante le chitarre: ne trova uno stand proprio qui in Fiera. Molti studenti polacchi suonano strumenti costruiti in patria.

Immagino che anche lei abbia studiato musica…

Sì, suono il sassofono, ma ultimamente mi sto dedicando, da autodidatta, alla chitarra manouche.

A proposito di chitarra, cosa pensa delle trascrizioni per questo strumento di brani di Chopin?

Ce ne sono di interessanti, come quelle di Jan Nepomucen Bobrowicz [compositore polacco detto “lo Chopin della chitarra”, Cracovia 1805-Dresda 1881, ndr], che trascrisse alcune Mazurche. Le ha incise per l’Istituto il giovane virtuoso Mateusz Kowalski (1995), in un CD in cui troviamo, dello stesso autore, anche le Variazioni sul tema Là ci darem la mano dal Don Giovanni di Mozart. Si tratta dello stesso tema su cui Chopin scrisse uno dei suoi primi brani, l’op. 2, che fece esclamare a Robert Schumann «Giù il cappello, signori, un genio!». Si tratta di un disco bellissimo, registrato usando una chitarra dell’epoca. Chopin è difficile da ascoltare ed eseguire in una veste che non sia quella pianistica. Non tutto rende bene: le polacche sono più difficili da restituire, ad esempio, ma mazurche, notturni e valzer sì.

Nella comunicazione usate moltissimo i social…

Siamo su Facebook, TikTok, Instagram, Twitter, e ciò ci consente di raggiungere uno spettro di pubblico molto ampio. Oltre a YouTube, ovviamente, il canale attraverso il quale diffondiamo in streaming tutti i nostri eventi musicali.

Su TikTok l’account dell’Istituto è caratterizzato dalla presenza di due simpatiche ranocchiette.

Sì, Frycek e Franek, due marionette. Piacciono molto ai ragazzi. Si tratta di un social che loro usano moltissimo, e noi, attraverso la nostra presenza, presentiamo un mondo che non conoscono, invitandoli a “dare un’occhiata”. Chissà, magari da adulti si ricorderanno del “compositore delle rane” e andranno ad ascoltare la sua musica in concerto!

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