di Monica Argentino
Nel mondo della liuteria, la sola perfezione tecnica non basta. Ogni strumento, per vibrare davvero, ha bisogno di un’anima: quella di chi lo costruisce. Nel cuore di Parma, la liuteria Scrollavezza & Zanrè, nata dalla scuola del maestro Renato Scrollavezza, è diventata un punto di riferimento per chi cerca strumenti ad arco capaci di unire tradizione e personalità. In attesa dell’edizione 2025 di Cremona Musica International Exhibitions and Festival, abbiamo esplorato insieme ad Andrea Zanrè, parmigiano classe 1976, le radici della sua attività e il delicato equilibrio tra fedeltà alla tradizione liutaia e libertà creativa necessaria per dare vita a strumenti autentici.
Quanto ha influito l’insegnamento del suo maestro Renato Scrollavezza nel modo in cui oggi vive il suo lavoro?
Renato era un insegnante molto particolare. Più che agli aspetti tecnici, poneva grande attenzione allo stile della liuteria italiana e, soprattutto, all’ispirazione. La sua forza stava nella capacità di motivare gli studenti a dare il massimo.
È stata per me una vera scuola di vita, un’educazione al bello che andava ben oltre gli strumenti musicali, includendo anche la pittura e la scultura. A scuola si parlava di tante cose, non solo di liuteria. Ancora oggi cerco di mantenere vivi quegli insegnamenti.
In che modo riesce a trasmettere il mestiere del liutaio, rispettando la tradizione e il metodo, pur lasciando all’allievo la libertà di sviluppare la propria espressività e stile personale?
La liuteria è un ambito artistico fortemente legato alla tradizione, e quindi anche lo sviluppo di soluzioni personali – che sarebbe auspicabile – oggi purtroppo avviene raramente.
Noi cerchiamo di incoraggiare l’espressione personale, ma sempre rispettando i giusti tempi. Prima di tutto, infatti, è fondamentale che lo studente si appropri dei modelli del passato: è da lì che può partire un’evoluzione. Non si tratta necessariamente di innovare, ma piuttosto di portare in quello che si fa il gusto personale che ognuno di noi possiede.
La vostra azienda dedica molta attenzione alla ricerca storico-scientifica, come dimostra l’attività parallela come casa editrice. Cosa c’è dietro a un progetto così ambizioso?
Questa avventura è iniziata 15 anni fa, nel 2011, quando abbiamo avuto l’opportunità di organizzare una mostra su Guadagnini qui a Parma, nel tricentenario della sua nascita. In quell’occasione, grazie anche ad alcune coincidenze fortuite, si formò un team di persone che comprendeva, tra gli altri, il fotografo Jan Röhrmann e lo storico Philip J. Kass.
Una delle caratteristiche principali delle nostre pubblicazioni è quella di dare spazio a realtà non abbastanza conosciute. Ad esempio, l’ultimo grande progetto che stiamo completando riguarda Mantova: vogliamo far vedere che la liuteria italiana, accanto a Cremona, vanta mille sfaccettature, e che ogni città ha una propria importante tradizione.
In questo modo, speriamo che i liutai di oggi possano avere a disposizione numerosi modelli di riferimento per poter crescere e arricchirsi!















