Da venerdì 02 a domenica 04 ottobre 2026, Fiera di Cremona

L’accademico ribelle, tra classica e rock. Intervista a Roberto Molinelli

di Maria Musti

Così si definisce Roberto Molinelli, anconetano, classe 1963. “Accademico” per la solida formazione conservatoriale, dove ha studiato Viola diplomandosi con il massimo dei voti e la lode. “Ribelle” per la volontà di superare i confini tradizionali della musica colta, contaminando generi, linguaggi e forme espressive in un equilibrio personale di rock e sinfonismo. Molinelli è docente di Viola al Conservatorio “Martini” di Bologna, concertista, direttore d’orchestra, compositore, arrangiatore e orchestratore. Ha collaborato con artisti di rilievo internazionale, tra cui Andrea Bocelli, per il quale ha orchestrato il successo planetario Con te partirò, José Carreras, Cecilia Gasdia, Giovanni Sollima e Domenico Nordio.

Lo abbiamo incontrato a Cremona Musica International Exhibitions & Festival, dove era presente come autore per le Edizioni Curci con “Lady Walton’s Garden”, primo volume di una serie dedicata a William Walton.

Ci racconti del progetto che ha portato a Cremona Musica.

Le Edizioni Curci stanno pubblicando i miei lavori dedicati a William Walton, commissionati dalla fondazione a lui intitolata per il quarantennale della sua scomparsa nel 2023. L’ispirazione nasce da La Mortella, la casa-giardino che Walton e la moglie Susana crearono a Ischia. La prima volta che la visitai rimasi colpito dal pianoforte del compositore, dalle rocce su cui amava ritirarsi a scrivere, dai fiori e dagli spazi che respirano arte e natura. Da queste suggestioni sono nate tre opere: Lady Walton’s Garden, un concerto per viola e orchestra dedicato ai giardini della villa progettati e curati da Susana, The Missing E e William’s Rock.

Da dove prende spunto il secondo brano, invece?

Dall’incisione sul Nymphaeum voluta da Lady Walton, che presenta un curioso errore di ortografia: nella frase “This green arbour is dedicated to Susana, who loved tenderly, worked with passion and believed in immortality” manca una E nella parola believed. Lei notò l’errore, ma decise di non farlo correggere, interpretandolo come un elemento che dava ulteriore significato al messaggio. Da qui è nata l’idea di scrivere un brano in cui, per tutta la durata, la nota Mi – “E” in notazione anglosassone – non viene mai suonata fino al finale, dove finalmente appare, eseguita da… un’upupa. Per sottolineare l’ascendenza cosmopolita della coppia — lui inglese, lei argentina, entrambi innamorati dell’isola d’Ischia — ho utilizzato timbri mediterranei e sudamericani, fondendo percussioni latino-americane e strumenti italiani tradizionali.

Qual è l’ispirazione di William’s Rock, invece?

È dedicata a Walton, le cui ceneri riposano nella roccia a forma di piramide dei giardini della villa, luogo da lui prediletto. Ho giocato sul doppio significato della parola inglese rock (“roccia” e il genere musicale). La composizione è una passacaglia rock per viola, viola d’amore, chitarra elettrica e orchestra. Il basso ostinato è affidato alla chitarra elettrica, mentre la cadenza, in stile rock, è eseguita dalla viola d’amore. La viola è espressiva, meno brillante del violino ma più intima, capace di comunicare emozioni profonde. Puccini nei momenti di introspezione dei suoi personaggi ricorreva ai soli di viola e io cerco quella stessa intensità.

Un connubio insolito e intrigante tra musica colta e “leggera”, il suo.

Sono cresciuto ascoltando musica classica e rock progressivo: Emerson Lake & Palmer, PFM, Area. Erano artisti che inserivano nelle loro composizioni armonie e strutture classiche, creando vere e proprie sinfonie in miniatura che occupavano intere facciate di un 33 giri. Anche nella musica leggera ci sono capolavori. Bohemian Rhapsody dei Queen ha armonie classiche ed è una rock ballad che diventa parodia di opera lirica, perché Freddie Mercury voleva superare il rock tradizionale. Ha inciso anche Barcelona con il soprano Montserrat Caballé, mostrando il suo interesse per il crossover. Gianfranco Mariotti, fondatore e sovrintendente del Rossini Opera Festival, avrebbe voluto invitarlo a partecipare, ma Mercury morì prima che ciò fosse possibile.

Come si può rinnovare la musica classica e avvicinare un pubblico giovane?

Bisogna abbassare il palco e alzare la platea, portare la musica più vicina al pubblico senza svilirla. Occorre scrivere in modo chiaro e gradevole, evitando che diventi un esercizio di stile. Io parto dalla melodia e da ciò che può ispirare l’ascoltatore, perché non amo la musica concettuale fine a se stessa, che allontana. Uso il linguaggio tonale: le avanguardie del Novecento hanno esplorato territori nuovi, ma molte sono poi tornate indietro perché troppo concettuali. La musica deve invogliare all’ascolto, non respingere. Il mio obiettivo è renderla accessibile senza banalizzarla, comunicando bellezza, speranza e positività, valori universali che possono avvicinare chiunque alla musica.

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