L’arte della chitarra. Intervista ad Amalia Ramírez

di Sebastiana Ierna

La famiglia spagnola Ramírez tramanda da cinque generazioni l’amore e la passione per la costruzione di chitarre prestigiose: una storica azienda fondata a Madrid nel 1882 da José Ramirez I (1858-1923), che a 12 anni imparò il mestiere nella bottega di Francisco Gonzáles costruendo strumenti all’avanguardia, tra cui la celebre Guitarra de Tablao, che avrebbe cambiato per sempre il mondo del flamenco. Manuel Ramírez, fratello di José I, è altrettanto noto per aver donato al giovane e ancora sconosciuto Andrés Segovia la sua migliore creazione, attualmente in mostra al Metropolitan Museum of Art di New York. Seguendo le orme dei suoi antenati, spicca ai nostri giorni la 68enne Amalia Ramírez, direttrice del marchio di famiglia, donna dall’indole pacata e dalla voce armoniose, artefice di strumenti suonati da famosi virtuosi del panorama internazionale. Nell’ambito dell’edizione 2023 di Cremona Musica International Exhibitions and Festival le è stato conferito il Cremona Musica Awardper la categoria Liuteria chitarristica: l’evento di premiazione si è tenuto nella splendida cornice dell’Auditorium Giovanni Arvedi del Museo del Violino.

Signora Ramírez, i vostri prodotti vantano elevati standard costruttivi e godono di grande prestigio. Cosa li distingue dal resto degli strumenti sul mercato?

Passione, amore e vocazione sono gli ingredienti richiesti nel modellare la materia prima e renderla viva. Ogni liutaio ha la propria idea circa la forma e le misure da conferire alla struttura interna dello strumento, ma tanto dipende anche dal legno e da come lo si lavora. Per noi timbro e suono sono molto importanti per donare una vasta ricchezza di colori, e permettere al musicista di ricercare le giuste sfumature. Dai brillanti studi di mio padre sono nati anche doppi bordi, chitarre a 10 corde e il modello Centenario, la cui produzione è molto ridotta, dotato di speciali meccaniche di altissima precisione.

Quali tipi di legno utilizzate?

Il cipresso spagnolo, l’ebano, l’abete tedesco, il palissandro del Madagascar e il cedro rosso canadese. Quest’ultimo fece la fortuna di mio padre, dettata da una situazione fortuita: un suo collaboratore era andato a comprare la materia prima per il manico della chitarra, e rientrò in laboratorio con questo nuovo prodotto. La sua grana era molto interessante, così fu tagliato e lasciato a riposo su un piano di metallo. Il giorno dopo, il legno era rimasto immutato. José III decise così di costruire due strumenti, e uno di questi è stato il primo in legno di cedro che Andrés Segovia ha suonato per molti anni. Ora fa parte della nostra collezione di famiglia.

In un mondo maschile, lei è la prima liutaia della sua dinastia!

In effetti sì. Un anno fa ho scoperto l’esistenza di Concepcion Gonzáles, figlia del maestro del mio antenato José I, e fabbricante come me. Nel passato era abituale che le donne verniciassero le chitarre, e magari qualcuna di loro avrà provato a costruirne più di una: credo di sì, ma purtroppo non ne abbiamo la certezza. Nessuno dei miei parenti avrebbe mai pensato che io potessi continuare la tradizione di famiglia, eppure ho dato vita a modelli oggi suonati da rinomati artisti.

Com’è nato questo desiderio in lei?

Mio padre era una persona fantastica, e mi raccontava del suo mondo e della passione che lo animava. Ero abituata all’odore del legno, mi affascinava moltissimo. La mia casa era spesso affollata da musicisti amici di famiglia che venivano a trovarci; era naturale per me essere coinvolta e incuriosita da quell’ambiente. Un giorno espressi la volontà di costruire un mio esemplare, e fui accontentata.

In che modo?

Normalmente, chi fa apprendistato da noi inizia pulendo il laboratorio, aiutando e guardando i maestri. Gradualmente si passa a eseguire piccoli lavori. Con me non è stato così: nella bottega, mio fratello José IV mi portò il necessario per costruire il mio prototipo. Non sapevo cosa fare, e guardavo il materiale, posto davanti ai miei occhi, come qualcosa di misterioso. Ho imparato a lavorare osservando gli altri liutai, e imitando ciò che facevano.

Una grande soddisfazione! Attualmente è la direttrice dell’azienda, e i suoi nipoti José Enrique e Cristina continuano la tradizione di famiglia, sotto la sua supervisione. Come vede il vostro futuro?

In ascesa! Il mio bisnonno ha iniziato con tanto amore, e l’ha trasmesso alle generazioni successive. Noi siamo fedeli a ciò che i nostri avi hanno realizzato, e cerchiamo di apportare qualche innovazione per restare al passo coi tempi. Io, per esempio, ho ideato la chitarra Auditorio, con doppia tavola, fasce e fondo: si dona così più potenza al suono. Mio nipote José Enrique, 35 anni, è un maestro e insegna agli apprendisti, sempre alla ricerca di nuovi spunti per modelli da realizzare. Cristina, 40 anni, aiuta in laboratorio, e si occupa di marketing, comunicazione, graphic design. Ha un bambino di un anno, che speriamo possa proseguire la nostra storia.

A Cremona Musica le è stato assegnato un importante premio per la categoria Liuteria chitarristica. Quali ricordi custodisce di questa esperienza?

Tante emozioni e un immenso onore. Per me Cremona è una leggenda. Ascoltare i musicisti che hanno suonato in concerto è stato un vero piacere. Inoltre, la kermesse è stata di alto livello e grande professionalità: ho avuto modo di incontrare colleghi che non vedevo da tanto tempo, e la musica si è confermata un filo conduttore che lega tutti noi e rimane solida nel tempo.

[nella foto: Amalia Ramírez in laboratorio con i nipoti Cristina e José Enrique]

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