Stradella, Dallapè e la storia della fisarmonica. Intervista a Roberto Bonacina

di Giulia Vazzoler

“Al dolce suono della fisarmonica di Stradella”: così cantava Paolo Conte nella sua canzone dedicata alla cittadina dell’Oltrepò Pavese che – insieme a Castelfidardo, nelle Marche – costituisce uno dei due principali centri di produzione della fisarmonica in Italia. La storia di questo strumento è strettamente legata alla figura di Mariano Dallapè, che diede il via alla gloriosa tradizione dell’artigianato stradellino aprendo, nel 1876, la prima fabbrica di fisarmoniche a Stradella. Alla figura di Dallapè è dedicato il Museo della Fisarmonica, un polo culturale che racconta il prestigio e il valore di questa eredità musicale. Abbiamo intervistato Roberto Bonacina, che nel 2020 è stato nominato direttore del Museo della Fisarmonica “Mariano Dallapè” di Stradella, e che anche quest’anno offrirà a Cremona Musica International Exhibitions and Festival una selezione di pregiati strumenti storici per la mostra dell’Accordion Show.

Direttore Bonacina, la tradizione della fisarmonica a Stradella ha una storia curiosa…

È vero, e la dobbiamo a Mariano Dallapè: un giovane “straniero” – il suo Trentino all’epoca faceva parte dell’Impero Austroungarico – che, nella seconda metà dell’Ottocento, si mise in cammino verso Genova in cerca di fortuna. Durante uno dei suoi innumerevoli viaggi a piedi, il suo organetto austriaco si ruppe proprio a Stradella, dove si fermò per aggiustarlo, apportandovi diverse migliorie.

Nacque così la prima fabbrica di fisarmoniche di Stradella.

Sì. Dapprima era un piccolo laboratorio, poi divenne una grande fabbrica che si trova al centro della nostra città, anche se oggi non è più operante. Da quella fabbrica, e dalle maestranze lì impiegate, sono poi sorte più di quaranta altre fabbriche, dando lavoro a più di mille artigiani.

Cosa ha voluto rappresentare l’istituzione del Museo della Fisarmonica?

“Stradella” e “fisarmonica” sono due concetti inscindibili l’uno dall’altro: la fisarmonica è l’elemento identitario della nostra città nel mondo. Il Museo è stato istituito dal Consiglio Comunale nel 1997, e inaugurato poi nel 1999 per conservare la memoria della nostra storia.

Quanti strumenti vi sono esposti?

Ad oggi abbiamo oltre 200 strumenti, che vengono esibiti a rotazione, più una consistente documentazione in archivio. Inoltre, in una delle sale del Museo, è ricostruito un banco da lavoro con molti attrezzi originali. Importanti sono stati i lasciti dei laboratori e delle fabbriche che nel tempo hanno chiuso, e le donazioni di antichi strumenti da parte di privati. Tutto questo materiale non trova attualmente abbastanza spazio nella sede storica del Museo, e l’amministrazione comunale sta valutando una collocazione più grande in centro città.

Come nasce la collaborazione con Cremona Musica?

Siamo stati contattati e invitati a presenziare alla fiera di Cremona sin dalla prima edizione dell’Accordion Show, e per noi questo è un gradito e importante riconoscimento del ruolo di Stradella nel panorama fisarmonicistico internazionale. Colgo l’occasione per ricordare Carlo Aguzzi, fondatore del Museo e direttore dello stesso fino alla sua scomparsa, che in modo attivo e propositivo ha contribuito a costruire il legame fra le due città. Ogni anno partecipiamo a Cremona Musica portando una decina di strumenti, che selezioniamo operando una scelta stilistica diversa per ogni edizione, con l’intento di mostrare l’enorme varietà di strumenti che Stradella ha prodotto nei due secoli di produzione della fisarmonica.

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