Da venerdì 02 a domenica 04 ottobre 2026, Fiera di Cremona

Un secolo di Conservatorio, lo sguardo oltre il talento

Bari, intervista al direttore Valter Nicodemi


di Michela Ianniciello

Il Conservatorio di Bari nasce cent’anni fa dal sogno di Giovanni Capaldi, musicista e critico barese. Fu lui, per primo in Puglia, a fondare nel 1925 a Bari un istituto musicale privato. Volle intitolarlo a Niccolò Piccinni, il grande operista nato proprio in città, e il 14 maggio di quell’anno inaugurò la sede di Via Melo. Quel primo nucleo ha visto una crescita continua: prima il Liceo Musicale, poi il pareggiamento ai conservatori statali nel 1937; risale a vent’anni dopo il trasferimento nella splendida villa Lindemann, immersa in un parco di diecimila metri quadrati, e infine, nel 1959, la trasformazione in Conservatorio di Stato, il quattordicesimo d’Italia. Pochi anni prima, nel 1950, si apre un capitolo che da solo basterebbe a renderla memorabile, quello di Nino Rota, qui prima docente e poi direttore per oltre un quarto di secolo. Dalle sue classi passò anche un giovanissimo Riccardo Muti, oggi direttore onorario.

È questa l’eredità che oggi raccoglie Valter Nicodemi, sassofonista e fondatore dell’Italian Big Band, la formazione jazz con cui dal 1993 si esibisce in Italia e all’estero. Docente nei conservatori da oltre trent’anni e dal 2007 titolare della cattedra di sassofono del Piccinni, dallo scorso novembre è alla guida dell’istituzione. Lo abbiamo incontrato in occasione della partecipazione a Cremona Musica Expo and Festival, dove l’istituzione presenterà la sua produzione per raccontarsi e mostrare l’orizzonte di uno dei conservatori più grandi e antichi d’Italia.

Direttore, quali sono oggi gli aspetti che rendono unica la vostra istituzione nel panorama dell’Alta Formazione Musicale italiana?
Siamo un conservatorio molto grande, articolato in otto dipartimenti, e questo ci permette di offrire agli studenti un’ampia possibilità di scelta. Siamo molto fieri del nostro dottorato di ricerca in Composizione musicale elettroacustica computazionale, considerato un unicum a livello nazionale. È un percorso che coniuga la complessità di reti neurali, modelli matematici e prassi compositiva contemporanea, per formare ricercatori capaci di muoversi tra arte, scienza e tecnologia. Nasce dall’esperienza della nostra Scuola di Musica Elettronica, ed è coordinato Francesco Scagliola compositore e fondatore del collettivo Sin[x]Thésis, a lungo assistente per l’elettronica di Azio Corghi e Giacomo Manzoni all’Accademia Chigiana, con sei Premi Nazionali delle Arti. Tra i dottorandi ci sono Rossella Calella, compositrice elettroacustica e videoartista che lavora sulla computer music, e Francesco Vitucci, compositore vincitore del premio “Goffredo Petrassi” nel 2022.

Veniamo a Cremona Musica. Quali progetti e attività porterete in fiera quest’anno?
Presenteremo l’insieme della nostra offerta formativa, che si muove su più fronti. Il primo, le masterclass: solo tra maggio e giugno di quest’anno se ne sono susseguite quasi ogni settimana, con ospiti di rilievo come il violinista Giovanni Angeleri, vincitore del Premio Paganini, e il compositore Renzo Cresti, protagonista di un seminario di analisi sulla “Musica Presente”. Il secondo fronte è quello concertistico. Docenti e studenti suonano fianco a fianco in numerosi appuntamenti, e i più giovani hanno spazi su misura: grazie ad apposite convenzioni prendono parte a intere stagioni dedicate, una vera palestra per migliorare la performance. Un altro aspetto a cui tengo molto è l’internazionalizzazione. La Commissione Europea ci ha accreditati per partecipare a Erasmus+, il programma di scambi dell’Ue che prevede l’accoglienza e l’invio di studenti e docenti da e verso istituzioni europee ed extraeuropee. A questo si aggiungono le collaborazioni con l’Università di Bari e con la Fondazione Teatro Petruzzelli. Questo è il bagaglio che porteremo in fiera, pronti a condividerlo con chi vorrà conoscerci.

Quali strumenti mettete in campo per favorire l’inserimento professionale dei vostri studenti?
Il nostro obiettivo è far sì che chi esca dal Conservatorio sia già entrato in contatto con il mondo professionale. Per questo progettiamo, anche in convenzione con enti pubblici e privati, stage e tirocini coerenti con i percorsi di studio e riconosciuti come crediti: non un’appendice, ma parte della formazione. Lo stesso avviene all’estero, dove con Erasmus+ è possibile svolgere un tirocinio in imprese o centri di ricerca e rientrare con competenze e contatti che in aula non si costruiscono. A questo si aggiunge il legame con il territorio, che avvicina chi studia da noi alla produzione dal vivo, penso al rapporto con la Fondazione Teatro Petruzzelli o all’orchestra Athenaeum dell’Università di Bari, aperta anche ai nostri studenti e diplomati.

Come sta cambiando la formazione musicale superiore? Quali nuove competenze ritenete oggi indispensabili?
È il mondo intorno al musicista a essersi trasformato, e chi prepara i giovani non può ignorarlo. Un tempo bastava studiare bene lo strumento e attendere; oggi bisogna saper costruire le occasioni. Chi esce dal Conservatorio deve imparare a prodursi, inventarsi, promuoversi: in una parola, a essere imprenditore di sé stesso. Non è semplice, perché significa saper ideare un progetto e saperlo presentare, anche a livello europeo, dove si trovano molte delle risorse che poi danno lavoro. Su questo i conservatori hanno ancora una lacuna. Curiamo benissimo la parte artistica e quella didattica, ma chi sogna la carriera del concertista spesso si ritrova spaesato, ha il talento e non sa come farlo conoscere. Eppure la capacità di raccontarsi e di muoversi nel sistema è diventata decisiva quanto la tecnica. È qui che il percorso di studi deve fare un passo avanti.

Una sfida affascinante, guardando al futuro, in quali direzioni vuole investire il Conservatorio, e quali opportunità intravede per il sistema Afam?
Il mio sogno nel cassetto è un percorso di studi trasversale, una borsa di dottorato o un master in marketing e management delle attività musicali. Di solito, in conservatorio, la carriera viene immaginata in due forme, il concertista o l’insegnante; io vorrei valorizzare anche tutto il sistema che fa vivere la musica: la produzione, la diffusione, la comunicazione, e formare chi un domani se ne occuperà. Credo sia un obiettivo a portata di mano, anche grazie a una circostanza fortunata. Il nostro nuovo presidente, Pierfelice Rosato, insegna all’Università di Bari proprio management delle attività culturali e marketing digitale, in collaborazione con l’ateneo potremmo dare forma a questo progetto, mi auguro già per il prossimo anno accademico. È una grande opportunità che riguarda tutti. La musica classica può tornare a parlare a un pubblico più ampio, e per riuscirci dobbiamo imparare a raccontarla e a divulgarla meglio. È un terreno su cui il pop lavora moltissimo, e anche il nostro mondo può farlo. Investire su queste competenze fa bene all’intero sistema, dalla produzione alla formazione. È una delle partite più stimolanti dei prossimi anni.

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