di Annarita Garganese
Cremonese di nascita e profondamente legato alla tradizione liutaria della sua città, Sandro Asinari, classe 1969, è vicepresidente del Consorzio Liutai e Archettai Antonio Stradivari di Cremona e sarà presente a Cremona Musica Expo and Festival con uno stand dedicato alla propria bottega.
Che significato ha oggi, per un liutaio cremonese, partecipare a questa fiera?
È un appuntamento fondamentale. Pur avendo il laboratorio in città, essere presente in fiera permette di incontrare in pochi giorni musicisti, colleghi, operatori e appassionati provenienti da tutto il mondo. È un’occasione molto diversa rispetto al lavoro quotidiano in bottega, perché consente un confronto diretto e internazionale.
Negli anni ho avuto modo di partecipare anche ad altre iniziative di settore, ma Cremona Musica ha assunto un ruolo particolare. È una manifestazione che ha saputo affermarsi come punto di riferimento per la liuteria e per gli strumenti musicali di qualità. A Cremona si viene per cercare strumenti fatti a mano, originalità, competenza artigianale. Questo rende la fiera un luogo prezioso non solo per presentare il proprio lavoro, ma anche per misurarsi con un pubblico attento e preparato.
La sua formazione nasce molto presto, alla scuola di liuteria. Come si può continuare la tradizione cremonese senza trasformarla in semplice imitazione del passato?
Mi sono iscritto nel 1983, quando avevo tredici anni. Non provengo da una famiglia di musicisti, ma di artigiani, e questa predisposizione al lavoro manuale mi ha aiutato sin dall’inizio. Dopo la scuola ho proseguito con un percorso di bottega-scuola, fondamentale per comprendere la differenza tra imparare le basi e aprire davvero una propria attività.
La tradizione cremonese è naturalmente un riferimento imprescindibile. Mi ispiro ai grandi modelli del passato, come Stradivari e Guarneri, ma non ho mai costruito copie del passato. I miei strumenti sono unici e questa scelta mi permette di esprimere una mia identità. Ogni liutaio deve confrontarsi con la storia, ma anche trovare una propria voce: nella vernice, nei dettagli costruttivi, nella finitura, nella ricerca sonora.
Quanto conta l’ascolto della materia prima nella costruzione di uno strumento?
Moltissimo. Quando inizio una mia opera, mi dedico completamente a quella. Non lavoro contemporaneamente su molti strumenti, perché ogni pezzo di legno ha caratteristiche proprie e deve essere compreso. La liuteria non può essere un processo seriale: il materiale va interpretato.
Quando si lavora con la sgorbia e con gli altri attrezzi, si sente la risposta del legno. L’abete utilizzato per la tavola armonica può provenire da zone diverse: quello della provincia di Bolzano, ad esempio, può risultare più tenero; quello della Val Canale o del Friuli può essere più compatto, perché cresciuto in condizioni climatiche differenti. Da queste caratteristiche dipendono molte scelte: gli spessori, la risposta dello strumento, il volume, l’equilibrio complessivo del suono.
Perché uno strumento nasce in bottega, in un luogo preciso, ma il suo destino è incontrare il musicista che saprà farlo cantare.














