di Virginia Rossetti
Cremonese di nascita e di spirito, la liutaia Elisabetta Giordano, classe 1971, ci racconta la sua arte, sospesa tra precisione manuale, ascolto della materia e una profonda responsabilità verso il futuro della grande scuola della sua città. Abbiamo dialogato con lei in attesa del suo ritorno a Cremona Musica, che quest’anno si terrà dal 2 al 4 ottobre.
L’origine del suo lavoro è il taglio del legno. Qual è la sfida più grande nel trasformare la materia grezza in uno strumento che sappia emozionare un solista sul palco?
La sfida più grande risiede nel rispetto assoluto della materia: bisogna assecondare il legno senza forzarlo. Per questo pratico la tecnica del “legno spaccato” per l’anima e la tavola; solo così si può essere certi di seguire la fibra naturale. Se la fibra è dritta e ininterrotta, la trasmissione del suono sarà senza ostacoli. L’identità sonora nasce lì, dall’incontro tra la visione del liutaio e le potenzialità scritte nei nodi del legno.
In un mondo sempre più tecnologico e frenetico, una fiera come Cremona Musica celebra ancora il valore dell’artigiano. È consapevole di lasciare un segno nella storia della scuola cremonese?
In un mondo che corre, la liuteria cremonese impone il rispetto dei tempi del legno: stagionature rilassate, gesti manuali e una produzione limitatissima, a volte solo uno o due strumenti l’anno. Questa scelta serve a evitare che il lavoro diventi meccanico. Ogni strumento deve avere un’anima propria. Costruire oggi pensando a chi suonerà tra cinquant’anni, è una bella responsabilità che non mi lascia tranquilla! Per me rendere felice il musicista!
La fiera è un luogo di incontro per persone da tutto il mondo. Come vive il distacco da uno strumento a cui ha dedicato anima e corpo quando questo viene acquistato da qualcuno che vive molto lontano?
È un momento delicato. Preferisco che i miei strumenti restino in Italia o in Europa per poter continuare a seguirli e curarli nel tempo. Gli incontri in fiera sono preziosi proprio per costruire la fiducia necessaria a occuparmi ancora delle loro messe a punto. Vedere un musicista dare voce a una mia opera sul palco è ciò che trasforma quel distacco in pura soddisfazione.















